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 2026  aprile 04 Sabato calendario

Il Papa sui conflitti: «Chi li provoca ne risponderà a Dio»

Prima stazione, la condanna a morte, Gesù sta di fronte a Pilato. «Anche oggi c’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento». Migliaia di lumi rischiarano la notte intorno all’Anfiteatro Flavio e Leone XIV ha lo sguardo assorto e fisso davanti a sé, le mani stringono il legno: ieri sera ha voluto portare di persona la Croce durante la Via Crucis al Colosseo come un segnale al mondo e ai suoi leader, «per dire che Cristo ancora soffre, e porto queste sofferenze anche io nelle mie preghiere».
Papa Prevost ha affidato le meditazioni al padre francescano Francesco Patton, già Custode di Terrasanta, un testo che risuona tutt’intorno e parla del dolore dei conflitti e in particolare della guerra iniziata in Medio Oriente con l’attacco di Usa e Israele all’Iran: «Francesco d’Assisi ci ricorda che ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla».
Sono arrivati trentamila fedeli ed è la prima volta dal 1964, quando Paolo VI riprese una tradizione iniziata nel 1750 e conclusa da Porta Pia, che un Papa percorre tutte le quattordici stazioni con la croce. Lo fecero anche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, finché hanno potuto, ma solo alla prima e all’ultima. Costretto ad assistere in tv, nella stanza dove morì di lì a tre giorni, l’anno scorso Francesco aveva scritto nel testo: «Il mondo intero cerca nuovo inizio». Proprio ieri, al mattino del Venerdì Santo, Leone XIV ha parlato con il presidente israeliano Isaac Herzog e con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Nel «colloquio» con Herzog – nella nota della Santa Sede manca il consueto «cordiale» concesso invece a Zelensky – è stata «ribadita la necessità di riaprire tutti i possibili canali di dialogo diplomatico, per porre fine al grave conflitto, in vista di una pace giusta e duratura in tutto il Medio Oriente» e «ci si è soffermati sull’importanza di proteggere la popolazione civile e di promuovere il rispetto del diritto internazionale e umanitario». Nella versione di Herzog si è parlato degli «attacchi missilistici del regime iraniano e dei suoi gruppi terroristici contro persone di ogni fede», a Gerusalemme. Quanto a Zelensky, «è stato rinnovato l’auspicio che, con la comunità internazionale, si possa giungere quanto prima alla cessazione delle ostilità e a una pace giusta e duratura» e si è parlato di «aiuti alla popolazione» e degli sforzi per la «liberazione dei prigionieri», mentre il presidente rinnovava al Papa l’invito a Kiev.
La sera, la «Via Dolorosa» di Leone è scandita dalle preghiere per «i carcerati, i prigionieri politici, i familiari degli ostaggi, i morti sotto le macerie», si piange «sui massacri e i genocidi». Come le donne che «da secoli piangono sui propri figli: portati via e incarcerati durante una manifestazione, deportati da politiche prive di compassione, naufragati in disperati viaggi della speranza, falcidiati nelle zone di guerra, annientati nei campi di sterminio».
Il Papa raggiunge le ultime stazioni. La crocifissione, il sepolcro: «Tu ci mostri, Gesù qual è l’autentico potere: non quello di chi ritiene di poter disporre della vita altrui nel dare la morte, ma quello di chi realmente può vincere la morte dando la vita».