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 2026  aprile 04 Sabato calendario

Esplodono il budget del Pentagono e le purghe di Hegseth

C’è la guerra, aveva avvisato Trump mercoledì notte nel discorso alla nazione, dunque al momento è quella la priorità assoluta. Non era sceso in dettagli, ma ieri l’ha fatto: ha richiesto ufficialmente un aumento del 44% del budget del Pentagono, 1.500 miliardi di dollari (1.300 milioni di euro) nel prossimo anno fiscale. Rappresenterebbe – se approvato in parlamento – il più massiccio riarmo nella storia degli Stati Uniti. Ha annunciato qualche taglio, poca roba in proporzione: circa 73 miliardi di dollari presi da ricerca sanitaria, istruzione primaria, secondaria e superiore, dalle sovvenzioni per le energie rinnovabili e il clima, da un programma per gli alloggi di persone a basso reddito.
C’è la guerra: una volta sarebbe stato improponibile annunciare nel pieno di una possibile escalation – a meno che si decida di trasformare lo Stretto di Hormuz in un casello autostradale gestito dagli ayatollah, rendendoli padroni del rubinetto del petrolio globale – un massiccio rimpasto tra i vertici militari. Ma la purga decisa dal ministro della Guerra Pete Hegseth (sarebbe «ministro della Difesa» visto che il Congresso non ha mai approvato il «rebranding» del Pentagono ma anche queste sono cose superate nel 2026) continua allegramente. Adesso tocca al capo dell’Esercito, il generale Randy George che non potendo essere né spostato lateralmente né degradato è stato semplicemente mandato in pensione «con effetto immediato», un anno almeno in anticipo sulla scadenza naturale del mandato.
Tecnicamente, ha dichiarato Sean Parnell, portavoce capo del Pentagono, il generale George «si dimetterà dalla carica di 41° capo di stato maggiore dell’Esercito con effetto immediato», ma è ovvio che si aprono tre ipotesi, nessuna delle quali tranquillizzante.
Prima ipotesi: è l’ultimo di una serie di licenziamenti, siamo davanti a una purga politica. Hegseth ha già «tagliato» più di una dozzina di alti generali e ammiragli, praticamente uno al mese da quando è entrato in carica lo scorso anno. Hegseth ha appena costretto alle dimissioni anche il generale dell’Esercito David Hodne e il maggiore generale dell’Esercito William Green. Il generale George, dopo quarant’anni di carriera eccezionale (tre guerre: Iraq I, Iraq II, Afghanistan), viene rimpiazzato da un fedelissimo del ministro, il generale Christopher LaNeve, che assumerà l’incarico di capo di stato maggiore dell’Esercito ad interim (LaNeve ricopriva il ruolo di aiuto di Hegseth quando Trump lo ha improvvisamente nominato vicecapo di stato maggiore dell’Esercito lo scorso ottobre, ascesa fulminante per un ufficiale che solo due anni fa era un generale a due stelle).
Seconda ipotesi: Trump e Hegseth pensano seriamente a un’invasione dell’Iran, «boots on the ground», l’attacco di terra che come sappiamo non portò grandi risultati in Iraq e Afghanistan sotto George W. Bush, negli anni irriso da Trump proprio per quei due fallimenti. E le prospettive di eventuali obiezioni da parte di generali dei quali Hegseth non si fida vengono così cancellate: se invasione deve essere, sarà gestita da fedelissimi.
Terza ipotesi, la più deprimente: il cantante country Kid Rock, una delle pochissime star repubblicane (non che il plebiscito di Hollywood abbia fatto bene a Hillary Clinton a Kamala Harris) aveva malconsigliatamente diffuso sui social il video di un elicottero dell’esercito che sorvolava la piscina della sua villa in Tennessee in segno di rispetto. Rock ne aveva approfittato per attaccare il governatore democratico della California Gavin Newsom «che ha la merda nel cervello», ma usare gli Apache dell’esercito per fare «ciao ciao» al proprio cantante preferito non è consentito, e l’equipaggio era stato punito come da regolamento. Perfino Trump aveva commentato freddamente la trovata del pilota. Hegseth però aveva – in modo irrituale, scavalcando i vertici militari – cancellato la punizione, definendo «patrioti» i soldati dell’elicottero. C’è da augurarsi che dietro il pensionamento improvviso del generale George non ci sia (anche) questo elemento.