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 2026  aprile 04 Sabato calendario

Iran, colpiti due caccia statunitensi. Un aviatore disperso

Nonostante Donald Trump sostenga che le forze militari iraniane siano ormai «annientate» e il loro governo praticamente distrutto, a oltre un mese dall’inizio dell’attacco a sorpresa israelo-americano, praticamente non passa giorno senza che il Paese degli ayatollah si dimostri in grado di reagire e addirittura capace di infierire gravi colpi agli aggressori e alla loro ormai sbiadita immagine di totale supremazia. Ieri l’ennesima débâcle.
Per la prima volta dal 28 febbraio la contraerea iraniana ha abbattuto un velivolo Usa. Si tratta di un caccia F-15E Strike Eagle con a bordo due aviatori. A ieri sera era noto che il pilota era stato individuato e salvato dalle squadre di soccorso americane. Ma resta incerta la sorte del navigatore. Teheran ha poi rivendicato l’abbattimento di un secondo caccia, un caccia A-10 Warthog, che si è inabissato nelle acque del Golfo dopo che il pilota è riuscito a riportare l’aereo nello spazio aereo kuwaitiano prima di paracadutarsi per poi essere tratto in salvo.
Tutto sommato non è strano che possa avvenire un fatto del genere. Con decine, se non centinaia di missioni di guerra ogni giorno, gli aerei sia israeliani che americani non solo rischiano di essere colpiti, ma anche di subire semplici incidenti ed è già un successo che ad oggi non vi sia un numero più alto di vittime. Tre settimane fa sei aviatori americani sono morti per un incidente nei cieli dell’Iraq. È però anche ovvio che per Trump l’abbattimento di un aereo costituisca un grave danno d’immagine a fronte dell’opinione pubblica americana sempre più critica di questa guerra, contraria al suo protrarsi nel tempo e ben poco propensa ad accettare morti o feriti tra i propri militari.
Vengono alla mente gli incidenti del passato: per esempio i fatti di Mogadiscio, i soldati caduti in Afghanistan, gli elicotteri Usa abbattuti nel corso dell’invasione dell’Iraq nel 2003. L’aviazione americana da decenni è ben equipaggiata per cercare di recuperare subito i suoi piloti: tutti sono forniti di dispositivi satellitari che comunicano alle basi in tempo reale la loro posizione gps, anche nel caso abbiano perso conoscenza. L’abbattimento ieri è avvenuto nelle regioni montagnose nel sud ovest del Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad: zone impervie, con poche strade, la cui geografia è sufficiente da sola a fare comprendere le gigantesche difficoltà logistiche cui andrebbe incontro qualsiasi operazione militare di terra nel caso Trump decidesse di lanciare un’invasione su larga scala. La televisione iraniana e i siti delle Guardie Rivoluzionarie (i pasdaran) diffondono le immagini dei rottami dell’F-15, compreso il seggiolino di uno degli aviatori, e in un video si vede un aereo da trasporto C-130 Usa volare a bassa quota affiancato da due elicotteri su una zona di montagne sassose costellate da basse macchie di vegetazione. Le ricerche continuano sostengono dal Pentagono. La notizia del ritrovamento del pilota è stata diffusa inizialmente in serata dalla tv israeliana Canale 12. Il governo di Teheran ha chiesto alla popolazione locale di aiutare nelle ricerche, promettendo anche una ricompensa, e appella a non infierire contro gli americani, che vanno «consegnati vivi». Fonti non confermate da Teheran sostengono che il navigatore sarebbe stato catturato. Dall’inizio della guerra altri aerei erano stati colpiti nei cieli dell’Iran e tutti erano riusciti a rientrare alle loro basi. Tre caccia sono invece stati abbattuti per errore dalla contraerea del Kuwait.
Il presidente Trump, alla domanda se l’incidente possa avere un effetto sul negoziato, risponde negativamente e torna a parlare della possibilità di colpire le infrastrutture energetiche. Intanto proseguono senza sosta i raid americani e israeliani. La risposta iraniana rimane consistente. In Kuwait la compagnia petrolifera nazionale denuncia che i droni hanno colpito la grande raffineria di Mina al-Ahmadi. A sua volta il governo del Kuwait accusa Teheran di avere danneggiato anche un centro di desalinizzazione per l’acqua potabile. È questo uno dei grandi incubi regionali: la distruzione delle risorse idriche metterebbe in ginocchio Paesi interi. Ad Abu Dhabi, la capitale degli Emirati, le autorità spiegano che le schegge roventi della contraerea in caduta hanno appiccato un’incendio a un terminale del gas costringendo a chiudere gli impianti. Le autorità iraniane hanno invece concesso per la prima volta il diritto di passaggio per lo Stretto di Hormuz a un cargo porta-container francese battente la bandiera di Malta. L’ennesimo segnale del caos nello Stretto dopo che Trump ha affermato che ogni Paese interessato deve preoccuparsi dei diritti di passaggio per le proprie navi. Il Giappone tratta con Teheran. Non si registra alcun progresso diplomatico. L’Iran ieri ha dichiarato che la mediazione del Pakistan è giunta a un binario morto.