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 2026  aprile 04 Sabato calendario

Palazzo Chigi e i perché del viaggio

Siccome a causa del conflitto in Iran «navighiamo a vista», Giorgia Meloni ha deciso di volare nel Golfo. Una visita che la premier ha organizzato in quattro giorni, facendo da sola e in riservatezza.
Solo Sergio Mattarella era informato del viaggio, deciso al termine di un giro di colloqui diretti che la premier aveva avuto con le autorità dei Paesi arabi. Tanto che ieri i suoi ministri – finita la riunione di governo – le avevano fatto gli auguri consigliandole di riposare nelle feste di Pasqua. E lei: «Fra un po’ saprete dove andrò a riposare». L’intelligence aveva «fortemente sconsigliato» la missione nella zona di guerra, che Meloni avrebbe prolungato se il Kuwait non avesse opposto «ragioni di sicurezza». Così ha dovuto limitare la sua trasferta all’Arabia Saudita, agli Emirati Arabi e al Qatar, a cui voleva portare di persona la sua solidarietà: «Paesi amici – ha detto al Tg1 – che aiutiamo a difendersi dagli attacchi iraniani».
Un’iniziativa politica che è insieme una missione economica per gli «approvvigionamenti energetici a tutela degli interessi nazionali», messi a repentaglio dalla chiusura dello stretto di Hormuz in conseguenza dell’attacco contro l’Iran guidato dagli Stati Uniti. Che erano e restano un alleato, «al quale però diciamo quando non siamo d’accordo. E noi stavolta non siamo d’accordo». Quella di Meloni è una netta presa di distanza da Donald Trump, un evidente cambio di paradigma rispetto alla sua prima sortita sulla guerra al regime iraniano. È un modo per evitare che l’atteggiamento del presidente americano finisca per pagarlo politicamente in Italia. Al tempo stesso è una postura coerente rispetto all’atteggiamento tenuto verso Washington: mesi fa l’aveva fatto sulla Groenlandia e la settimana scorsa l’ha ripetuto vietando l’uso della base di Sigonella «fuori dai protocolli Nato».
Con questo viaggio la premier smentisce una volta per tutte le voci sulla volontà di andare alle elezioni anticipate o di rimpasti «che non interessano a nessuno». E liquida in maniera tranciante le polemiche delle opposizioni «che si trovano nella fortunata posizione di chi può criticare dal divano»: «Non abbiamo tempo da perdere». Gli effetti negativi del conflitto sull’economia italiana l’hanno portata nel Golfo dopo il viaggio in Algeria e prima della visita in Azerbaigian.
Gas e petrolio. Meloni si muove autonomamente perché – come aveva spiegato prima di partire – «nella situazione attuale ciascuna nazione cerca di preservare le proprie riserve energetiche». E mentre il Pd l’accusava per la «fuga» da Roma e per il fatto di non aver agito «in sinergia con l’Europa», a darle ragione era la notizia che l’Iran aveva fatto transitare da Hormuz una nave francese: «Segno che Parigi ha contrattato da sola con Teheran». Perché ognuno tiene famiglia.
La premier scambia la sicurezza energetica italiana con la sicurezza militare, economica e alimentare dei Paesi arabi. Dalla promessa di nuove forniture per armamenti «difensivi» alle «garanzie» per gli investimenti già decisi in quell’area dall’Eni. Un passaggio importante deciso insieme all’amministratore delegato Claudio Descalzi, che secondo fonti di Palazzo Chigi ha avuto un ruolo nell’organizzazione del viaggio di Meloni. L’impegno di Eni servirà «a rafforzare i legami» con quei Paesi del Medio Oriente.
Intensificare i flussi energetici è fondamentale per il governo. Sebbene venga smentita una situazione emergenziale, autorevoli collaboratori di Meloni ammettono che non esistono «garanzie per i prossimi mesi» se la guerra non dovesse cessare: «Ma con l’azione che sta portando avanti la premier, l’impatto della crisi arriverebbe dopo altre nazioni europee». Questo non metterebbe al riparo l’Italia dalla fiammata inflattiva. E Palazzo Chigi ieri s’interrogava sulla reazione della Bce: «Non si capisce ancora cosa vorrà fare sui tassi d’interesse». Un rialzo inciderebbe sui costi del debito pubblico italiano.
Poco prima di partire, la premier aveva ascoltato in Consiglio il titolare dell’Economia: «Se entro questo mese non ci sarà una schiarita, toccherà a Bruxelles prendere provvedimenti». Giancarlo Giorgetti aveva dato così voce ai timori di Valdis Dombrovskis. Il commissario Ue all’Economia è preoccupato che l’Europa possa entrare in recessione ed è consapevole che in quel caso l’Unione dovrebbe prendere in considerazione «misure forti». Tutti «navigano a vista», perciò Meloni è volata nel Golfo.