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 2026  aprile 03 Venerdì calendario

Robot umanoidi: «Fra 10 anni mercato da 40 miliardi»

Gli investitori finanziari hanno iniziato a scommettere su una futura “invasione” dei robot umanoidi. Diverse banche d’affari prevedono un futuro roseo per la cosiddetta intelligenza artificiale fisica, al traino della domanda per automazione e grazie a costi competitivi che potrebbero rendere questi replicanti sempre più accessibili. Secondo gli analisti di Barclays il mercato della “physical AI” potrebbe passare da 23 miliardi attuali a 40 miliardi nel 2035 con un potenziale fino a 200 miliardi. La stima è in linea con quella di Goldman Sachs, che ipotizza un mercato da 38 miliardi nel 2035. Morgan Stanley sposta l’orizzonte al 2050 e stima un giro d’affari da 5 trilioni di dollari entro quell’anno, quando il numero di robot che assomigliano e si comportano come gli esseri umani raggiungerà quasi 1 miliardo, prevede la banca americana, secondo cui la leadership sarà della Cina, seguita dagli Stati Uniti. Eppure, secondo l’analisi di Barclays, l’Europa potrebbe fare la parte del leone, in quanto ha le conoscenze di meccanica di precisione derivanti dal settore automobilistico, che secondo gli analisti si potrebbe addirittura riconvertire in parte. A livello globale, secondo Ubs, la domanda dovrebbe crescere a un tasso medio annuo del 40% da qui a metà del secolo. E secondo Jp Morgan il tasso di crescita sarà paragonabile a quello degli smartphone, per sostituire lavori pericolosi e ripetitivi. Un futuro affascinante ma non privo di incognite sull’impatto occupazionale. Secondo Barclays tuttavia nel mondo del lavoro esistono anche preoccupazioni di segno opposto. «Tre cambiamenti demografici stanno rimodellando l’economia globale – secondo la banca inglese -. In primo luogo, l’invecchiamento della popolazione sta creando ostacoli, poiché la quota di persone di età pari o superiore a 65 anni aumenterà dall’attuale 10% al 16% entro il 2050, mentre le fasce in età lavorativa ristagneranno. In secondo luogo, l’urbanizzazione sta accelerando, con quasi il 70% della popolazione mondiale che si prevede vivrà nelle città entro la metà del secolo, concentrando i talenti nei centri urbani e lasciando settori come l’industria manifatturiera, l’agricoltura e l’assistenza agli anziani nelle aree rurali a corto di manodopera. In terzo luogo, le preferenze lavorative stanno cambiando, non sempre a causa della retribuzione, ma perché sono ripetitive e monotone, fisicamente impegnative, pericolose o semplicemente meno attraenti di altre opportunità». Secondo Morgan Stanley entro il 2050 il 90% degli umanoidi sarà “occupato” nell’industria e nel commercio. Le previsioni per l’uso domestico sono molto più prudenti, con “solo” 80 milioni di umanoidi nelle case entro il 2050, afferma la banca americana. «Non vedremo un robot in ogni casa da un giorno all’altro». La creazione di un “maggiordomo” umanoide in grado di svolgere una vasta gamma di compiti richiederà progressi tecnologici sia nell’hardware sia nei modelli di intelligenza artificiale, che dovrebbero richiedere circa un altro decennio. Inoltre i prezzi dovranno “scendere significativamente, parallelamente all’accettazione normativa e sociale di questo utilizzo degli umanoidi”, prosegue Morgan Stanley. Con il progresso tecnologico e l’aumento dei volumi di produzione, il prezzo di un robot umanoide potrebbe calare dagli attuali 200.000 a circa 150.000 dollari entro il 2028 e a 50.000 dollari entro il 2050. Nei Paesi a basso reddito, che potrebbero trarre maggiori vantaggi dalla più economica catena di approvvigionamento cinese, i prezzi potrebbero scendere fino a 15.000 dollari entro il 2050.