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 2026  aprile 03 Venerdì calendario

In Italia ancora 1,6 milioni di auto con i pericolosissimi airbag Takata

In Italia circolano ancora 1,6 milioni di auto dotate dei temibili airbag della Takata, il gigante giapponese fallito quasi dieci anni per il più grande richiamo nella storia dell’automotive. Quello dei suoi airbag, appunto, che, in determinate condizioni ambientali simili a quelle che troviamo dal centro Italia in giù (elevata umidità, alte temperature o forti sbalzi termici), possono subire un deterioramento dei componenti interni. Tanto che in alcuni casi l’airbag può esplodere a rischio e pericolo dei passeggeri.
Il ministero dei Trasporti ne è consapevole: a inizio febbraio ha pubblicato sul suo sito una news sulla ripresa della campagna di richiamo, per segnalare ai proprietari dei veicoli interessati che possono farsi sostituire gratuitamente gli airbag. Ma apparentemente non intende fare di più, al contrario per esempio della Francia, che a luglio 2025, ha imposto lo stop drive per tutti i veicoli immatricolati prima del 2011 e per quelli circolanti in Corsica.
Ne sa qualcosa il Movimento Consumatori che nei giorni scorsi ha chiesto al Mit di disporre lo stop drive per i veicoli equipaggiati con gli airbag Takata. La richiesta è stata formulata nel corso si un incontro con la Direzione generale per la sicurezza stradale e l’autotrasporto (Sistra) che l’associazione aveva sollecitato, in quanto Autorità di vigilanza sulla sicurezza dei veicoli, ad intervenire affinché tutti i produttori coinvolti avviassero campagne di richiamo con l’ordine di interrompere immediatamente la guida per tutti i veicoli circolanti dotati di airbag Takata. Secondo il Movimento Consumatori lo stop drive sarebbe l’unica misura idonea a prevenire il rischio di esplosione degli airbag “che può provocare lesioni gravi e anche la morte del conducente o dei passeggeri”.
Ebbene, i rappresentanti del Ministero e di Sistra, pur consapevoli del grave rischio che riguarda tutti questi veicoli, “non hanno effettuato nessun controllo tecnico sulla valutazione del rischio effettuata dalle case produttrici e non hanno individuato alcuna ragione tecnica, scientifica o giuridica per consentire la circolazione di 1,6 milioni di vetture che presentano un rischio grave e per non implementare provvedimenti analoghi a quelli disposti in Francia (misure non solo auspicabili, ma obbligatorie per i principi di armonizzazione del diritto dell’Unione europea in materia di sicurezza dei prodotti)”, si legge in una nota. Nella quale l’associazione invita il Mit a disporre con estrema urgenza: lo stop drive per tutti i veicoli coinvolti (1,6 milioni), imponendo tempi certi per la sostituzione degli airbag, la concessione di un’auto sostitutiva e del traino per la riparazione; la revisione delle proprie FAQ che, in violazione dei diritti dei consumatori e del principio di precauzione, prevedono che il divieto di circolazione nella guida richieda non solo un rischio grave, ma anche imminente e che non chiariscono che i consumatori hanno sempre diritto all’auto sostitutiva e al traino, come per altro accertato nelle azioni inibitorie sul caso Citroen del tribunale e della Corte d’Appello; l’attivazione di un sistema di raccolta di segnalazioni e reclami (servizio ad oggi inesistente) che consentirebbe di riscontrare in concreto i gravi disagi imposti a tutti gli automobilisti coinvolti.