il Fatto Quotidiano, 3 aprile 2026
Lady Zelig e il segugio
Ogni volta che ci vien voglia di chiedere le dimissioni di qualcuno, ci viene in mente qualcun altro che dovrebbe dimettersi prima e quindi lasciamo perdere. Anche perché di solito, quando poi qualcuno si dimette, al suo posto arriva uno uguale o peggiore. Via Sangiuliano, ecco Giuli. Via Gasparri, ecco la Craxi. Via Gravina, già si parla di una giovane promessa dello sport come Malagò (l’ha lanciato ieri Veltroni, noto talent scout). Dietro Piantedosi già si staglia l’ombra di Salvini, per la gioia di chi viaggia in treno, ma solo finché non arriva il successore. E non osiamo immaginare chi potrebbe rimpiazzare Urso, altro talento comico ineguagliabile. In questi tempi cupi, abbiamo diritto a un po’ di avanspettacolo: non è che possono portarci via tutti i cabarettisti in una botta sola. Quindi no, nessuno tocchi Piantedosi, ultimo pollo caduto nelle spire della femme fatale di turno, come se la lezione di Genny fosse passata invano. Fra l’altro la fidanzata aquinate Claudia Conte, al confronto dell’erinni pompeiana Maria Rosaria Boccia, ha usato un metodo un po’ meno cruento per vendicarsi con l’ex amato (per quale torto, ancora non è chiaro): anziché sfregiargli il cranio con la limetta del tagliaunghie, ha optato per un’intervista con coming out. Così, almeno per ora, il capino di Piantedosi rimane intonso. Almeno per quanto riguarda lei: nulla si può prevedere sulle reazioni della consorte e soprattutto della Meloni, che dopo il referendum appare ancor più fumantina e meno tollerante del solito. Quindi, se qualcuno vedesse il ministro dell’Interno aggirarsi per il Viminale sanguinante o incerottato, un’idea potrebbe farsela.
Resta da capire cos’abbia indotto la giornalista-scrittrice-presentatrice-prezzemolina conterranea di San Tommaso d’Aquino a svelare la sua liaison con Piantedosi e proprio ora, e se lui lo sapesse e fosse d’accordo o meno. E cosa abbia detto lui nel colloquio con la premier e con Salvini subito dopo lo scoppio della bombetta. Sangiuliano, quando esplose il caso Boccia, disse cose sostanzialmente vere: cioè di averle stracciato il contratto di consulente gratuita al ministero della Cultura poco prima di firmarlo e di non avere speso per lei un euro pubblico. Piantedosi può dire lo stesso? Se lo dirà, dovrà dimostrare che la miriade di incarichi pubblici collezionati da Lady Zelig – le cui photo opportunity spaziano da papi a cardinali, da ministri a sottosegretari, da politici destri e pidini a mezza vipperia nazionale giù giù fino a un condannato per truffa che scarrozzava il mafioso latitante Matacena – erano tutti frutto della di lei bravura e non della di lui influenza. E che, con il suo proverbiale fiuto di superpoliziotto, non aveva mai sentito puzza di bruciato. Insomma, che siamo in buone mani.