la Repubblica, 3 aprile 2026
Hormuz, il pedaggio si paga in cripto
Mentre si litiga e si combatte per chi lo controllerà alla fine della guerra, una svolta nello Stretto di Hormuz potrebbe già verificarsi nelle prossime ore. Secondo i sistemi di tracciamento marittimi infatti tre imbarcazioni omaniti, due petroliere e una nave gassiera, lo stanno attraversando per uscire dal Golfo Persico. La novità è nella rotta che stanno seguendo: non è quella classica di prima del conflitto, al centro dello Stretto, né quella radente alla costa dell’Iran che nelle ultime settimane i pasdaran hanno imposto con la minaccia, bensì una terza rotta vicina alle coste dell’Oman. Mentre scriviamo non si conosce ancora l’esito, ma nel caso l’attraversamento fosse completato sarebbe il primo che non passa dal cosiddetto “casello iraniano”, oltre che il primo di una nave gassiera (sebbene, pare, scarica).
Questa novità potrebbe essere il frutto dei colloqui in corso sul futuro di Hormuz tra Iran e Oman, i Paesi che ne controllano le due sponde. Ma è ancora presto per capire se diventerà un’alternativa stabile in grado di far ripartire parte dei flussi di idrocarburi. Nell’attesa, l’unica via “aperta” per entrare o uscire dal Golfo Persico resta quella controllata da Teheran. Una rotta riservata ai soli Paesi amici, India, Cina, Grecia, Pakistan. Che richiede un’autorizzazione e la scorta delle Guardie della rivoluzione. E almeno in qualche caso ha richiesto anche il pagamento del famoso pedaggio che ora Teheran vuole istituzionalizzare. Non stupisce quindi che finora l’abbiano percorsa pochissime navi, a parte quelle iraniane.
Il casello funziona così. Per prima cosa la compagnia di navigazione deve entrare in contatto con le Guardie della rivoluzione. Quindi deve trasmettere loro tutte le informazioni sulla nave, l’equipaggio e il carico. A quel punto, se autorizzata, riceve un codice segreto e la rotta da seguire. Quando la nave si avvicina allo Stretto le viene chiesto via radio il codice: se non lo ha viene respinta, come successo sia a imbarcazioni pakistane che a navi cinesi; se invece lo possiede viene affiancata da una nave militare iraniana che la scorta dall’altra parte.
A questo si aggiunge il famoso pedaggio, che l’Iran rivendica come suo diritto in barba alla libertà di navigazione. La cifra è vaga, si è parlato di 2 milioni per nave, o di un dollaro per ogni barile di petrolio. Non sembra venga chiesto a tutti, è possibile che diverse imbarcazioni abbiano ottenuto il “passi” per via diplomatica, ma alcune hanno pagato di certo. Il versamento sarebbe avvenuto in alcuni casi in yuan, la valuta cinese, e in altri in stablecoin, criptomonete dal valore stabile. Meglio evitare i dollari, anche considerato che le Guardie delle Rivoluzione sono classificate sia dagli Stati Uniti che dall’Europa come organizzazione terroristica. Chi versasse loro dei soldi sarebbe passibile di sanzioni o perfino condanne.