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 2026  aprile 03 Venerdì calendario

Hegseth chiede le dimissioni del capo di Stato maggiore George

«Purghe» anche nei vertici militari Usa. Dopo il mini-rimpasto di governo voluto da Trump, che ha cacciato prima la segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem e poi, giovedì, la procuratrice generale e segretaria della Giustizia Pam Bondi, anche il capo della Difesa Pete Hegseth fa «pulizia». Prima ha annunciato di aver chiesto le dimissioni a Randy George, capo di Stato Maggiore e cioè massima autorità militare nel Paese. Poi ha rimosso altri due generali: il numero uno il numero uno dei cappellani militari, il maggiore generale William Green, e il comandante dell’Army Transformation and Training Command, David Hodne. 
Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha dichiarato in un comunicato sui social media che Randy George si ritirerà dalla sua posizione di 41° Capo di Stato Maggiore dell’Esercito «con effetto immediato». Il mandato del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito è normalmente di quattro anni. George, ufficiale di carriera laureato all’Accademia militare di West Point, era stato nominato per il ruolo nel 2023 da Joe Biden. Non è ancora chiaro il motivo della richiesta di dimissioni. Parnell ha solo dichiarato che «il Dipartimento della Guerra è grato al generale George per i decenni di servizio prestati alla nostra nazione. Gli auguriamo ogni bene per il suo pensionamento». 
Questo «rimpasto militare» arriva in piena guerra in Iran: dopo che Trump, in un discorso alla nazione, ha affermato che la guerra si concluderà «molto presto». 
George ha prestato servizio come ufficiale di fanteria nella prima Guerra del Golfo e nei recenti conflitti in Iraq e Afghanistan.  
Secondo i media statunitensi, al suo posto subentrerà il suo vice, il generale Christopher LaNeve, che assumerà la carica di capo di stato maggiore ad interim.
Dall’inizio del suo mandato al Pentagono, Hegseth ha licenziato numerosi funzionari. L’anno scorso fu sollevato dal suo incarico il tenente generale dell’aeronautica Jeffrey Kruse, capo della Defense Intelligence Agency del Pentagono, dopo che una valutazione iniziale dell’agenzia, a giugno, aveva indicato che gli attacchi statunitensi contro le installazioni nucleari iraniane erano stati meno estesi di quanto affermato da Trump. In precedenza era stata allontanata la viceammiraglia Shoshana Chatfield, rappresentante militare Usa presso il comitato militare della Nato, a causa di «una perdita di fiducia nelle sue capacità di leadership»; il generale dell’aeronautica Timothy Haugh, che dirigeva la National Security Agency e lo U.S. Cyber Command; l’ammiraglio Lisa Franchetti, comandante della Marina, e l’ammiraglio Linda Fagan, capo della Guardia Costiera.