Corriere della Sera, 3 aprile 2026
Più di un italiano su cinque a rischio povertà
Migliorano, anche se di poco, le condizioni di vita delle famiglie italiane. Secondo l’Istat, nel 2025 scende al 22,6% la quota di persone a rischio di povertà o esclusione sociale: ma sono comunque circa 13 milioni e 265mila gli italiani in grave deprivazione materiale e sociale o a bassa intensità di lavoro. A rischio povertà è considerata una famiglia con un reddito netto equivalente sotto i 13.237 euro: nel 2024 è in questa condizione il 18,6% dei residenti in Italia, pari a quasi 11 milioni, dato di poco inferiore al 2023. Il Nord-Est ha la minore incidenza di persone a rischio di povertà o esclusione sociale con l’11,3% e il reddito netto medio di 44.290 euro, mentre nel Mezzogiorno la percentuale sale nettamente: 38,4% a rischio con un reddito medio netto di 32.427 euro.
Nel 2025 è però è aumentata la quota di popolazione in condizione di grave deprivazione materiale e sociale, passata dal 4,6% al 5,2%: sono oltre 3 milioni le persone che non riescono ad affrontare spese impreviste, o a pagare l’affitto, o ad avere un pasto adeguato. Ed è al 10,2% la quota di occupati a rischio di povertà lavorativa, – uno su 10 secondo l’Istat – pur avendo un’occupazione. Ma sono esclusi dal calcolo quei lavoratori con occupazioni saltuarie e inferiori a 6 mesi l’anno: per loro il rischio di un reddito basso è ancora più reale. Peggio va per gli stranieri, a rischio oltre uno su 4. Inoltre, un lavoratore su 5 (20,4%) è a basso reddito, cioè ha lavorato almeno un mese l’anno percependo un reddito netto da lavoro inferiore a circa mille euro al mese: condizione che colpisce particolarmente giovani, donne e stranieri.
Ma l’Istat certifica anche che nel 2024 il reddito medio annuo delle famiglie è di 39.501 euro, più alto rispetto al 2023, sia in termini nominali (+5,3%) sia in termini reali (+4,1%). Resta però ben lontano dal 2007, prima della crisi finanziaria globale: inferiore del 4,9%. E l’Italia si conferma un Paese da cui tanti continuano a partire. L’Eurispes calcola che ogni anno almeno 34.700 giovani lasciano il Paese con una perdita economica di Pil di 1,66 miliardi. L’istituto parla di una anomalia italiana: ha un’economia avanzata ma offre «condizioni per i giovani da periferia europea».