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 2026  aprile 03 Venerdì calendario

La partenza di di Artemis verso la Luna

La capsula Orion, dopo il lancio perfetto mercoledì del razzo Space Launch System dal Kennedy Space Center, in Florida, è in viaggio verso la Luna. E lunedì potrebbe battere il record di distanza dalla Terra, superando i 400.000 chilometri raggiunti dall’Apollo 13 nel 1970. I quattro astronauti, il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, e gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen voleranno per oltre un milione di chilometri tra andata e ritorno. L’obiettivo è aprire la strada a nuove esplorazioni, a un nuovo allunaggio e a una presenza stabile sulla Luna (l’Italia costruirà i moduli abitativi). Piantare una bandiera non basta più. La Nasa e i suoi collaboratori internazionali vogliono estrarre risorse come l’acqua ghiacciata e l’elio-3 per alimentare le future stazioni di fusione nucleare. L’ultima volta che gli astronauti si sono spinti così lontano è stato con la missione Apollo 17, nel dicembre del 1972. «Dopo un’interruzione di 54 anni, la Nasa è tornata a mandare astronauti sulla Luna» ha dichiarato Jared Isaacman, amministratore dell’agenzia spaziale americana dopo il lancio, al quale hanno assistito decine di migliaia di spettatori lungo Cocoa Beach (ma, come racconta il New York Times, moltissimi americani alle prese con ben altri problemi neppure sapevano del conto alla rovescia).
La prima giornata di viaggio per gli astronauti è stata una vera maratona. Sveglia sette ore prima della partenza e poi non hanno potuto chiudere occhio per molte ore per eseguire i primi test, sui sistemi della navetta che viaggia a una velocità di 7 mila chilometri orari. La scorsa notte era prevista, a una quota di 185 chilometri, la riaccensione dei motori per poco più di sei minuti, per accelerare la navicella e farla sfuggire dall’attrazione gravitazionale terrestre. La manovra cruciale, la trans-lunar injection, ovvero «l’inserimento in traiettoria translunare», permetterà all’equipaggio di lasciare definitivamente l’orbita terrestre e iniziare il vero viaggio nello spazio profondo verso la Luna.
Gli astronauti eseguiranno un flyby ravvicinato, sfruttando una traiettoria di ritorno libero, la stessa meccanica orbitale che salvò l’Apollo 13 nel 1970, che garantisce il rientro verso la Terra anche in caso di guasto ai motori. Durante il viaggio l’equipaggio sorvolerà il lato nascosto del nostro satellite. In quella fase Orion sarà tagliata fuori da ogni contatto radio: l’equipaggio sarà isolato dal resto dell’umanità per 45 minuti.
Durante il conto alla rovescia le perdite di elio e idrogeno nella fase di rifornimento del propellente, quelle che hanno fatto slittare i lanci per febbraio e marzo, non si sono ripresentate. Tuttavia alcuni imprevisti ci sono stati: la comunicazione con gli astronauti è stata brevemente interrotta e la temperatura in cabina è risultata un po’ troppo bassa. Il guasto più curioso ha coinvolto la toilette di bordo, la prima installata su una navicella spaziale. Per l’urina ogni astronauta ha il proprio imbuto collegato a un tubo flessibile con un sistema aspirante. I liquidi sono convogliati verso un contenitore prima di essere scaricati all’esterno. Per le feci invece c’è un sedile (anche se in assenza di gravità non ci si siede) con un’apertura stretta e un sistema di aspirazione. Il guasto al sistema di raccolta delle urine è stato risolto dall’unica donna a bordo, Christina Koch. Con l’equipaggio viaggia anche Rise, piccola mascotte utilizzata come indicatore dell’assenza di gravità. All’interno del peluche, in una tasca nascosta, è stata inserita una scheda micro-SD con i nomi di 5,6 milioni di persone che hanno aderito alla campagna «Send your name with Artemis».