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 2026  aprile 03 Venerdì calendario

S&P dimezza le stime sulla crescita

Inflazione «al di sopra del 2% nel breve periodo» e fino al 3,1% nel secondo trimestre con una crescita rivista al ribasso di 0,3 punti rispetto alle previsioni di dicembre. Lo «shock energetico» del conflitto in Medio Oriente impone alla Bce una revisione delle sue previsioni, considerando «un impatto rilevante» sui prezzi e sul Pil dell’area euro. Ieri intanto le Borse europee hanno accusato la gelata da parte di Donald Trump su una possibile tregua, ma poi hanno recuperato, pur chiudendo sempre in rosso, con le indiscrezioni di stampa su un protocollo tra Iran e Oman per il transito delle navi nel golfo Persico: Francoforte -0,54%, Parigi -0,24%, Milano -0,20%, Londra +0,74%. Il petrolio Wti è schizzato fino a 111,2 dollari al barile aggiornando i massimi dal 2022 e accorciando le distanze dal record del 2008. Il Brent invece ha scambiato a fine giornata il contratto spot a 107,6 dollari (+7%).
Nell’ultimo Bollettino economico Francoforte avverte che si allontana nel breve periodo l’obiettivo dell’inflazione al 2%: il rialzo dei prezzi dei beni energetici causato dalla guerra in Iran, secondo le stime, la spingerà nell’Eurozona al di sopra del target dei prezzi nel breve periodo, addirittura con «un brusco rialzo» al 3,1% nel secondo trimestre, cui seguirebbe un calo al 2,8% tra luglio e settembre a seguito della flessione delle quotazioni delle materie prime energetiche implicita nei prezzi dei contratti future.
La Banca Centrale Europea stima che il costo della vita si attesterà in media al 2,6% quest’anno, al 2% l’anno prossimo e al 2,1% nel 2028. Una situazione che «richiede un monitoraggio attento» ed eventualmente l’adeguamento di «tutti gli strumenti» di cui l’Eurotower dispone «nell’ambito del proprio mandato per assicurare che l’inflazione si stabilizzi». Leggasi: stringere il rubinetto della politica monetaria. Se infatti, prima della guerra, l’economia mondiale mostrava «segnali di tenuta», ora «l’esperienza dei passati shock energetici avversi suggerisce che l’erosione del reddito reale e il deterioramento del clima di fiducia che ne conseguono potrebbero gravare in misura significativa sui consumi privati» – scrive la Bce —: «la forza di tali effetti dipenderà dall’intensità e dalla durata del conflitto, nonché dalla conseguente sua trasmissione».
Non bastasse, a rannuvolare ancor più lo scenario è arrivata anche S&P Global Ratings, secondo cui in Europa, «se lo shock petrolifero fosse più severo e durasse oltre lo scenario di base, l’inflazione potrebbe superare il 5% a maggio-giugno, mandando l’economia in recessione tecnica a metà anno». Con l’Italia a fare il vaso di coccio poiché subirebbe l’impatto più forte vedendo quest’anno la propria crescita dimezzata dal precedente 0,8% a 0,4%. Per gli Usa invece – fa notare il Fmi – quest’anno il Pil sarà del +2,6%.
Ma la fiammata dell’energia non deve distogliere da ulteriori complicazioni, come sottolinea il governatore di Bankitalia alla sedicesima Conferenza congiunta ministero degli Esteri – Banca d’Italia alla Farnesina: «Le tensioni sui mercati energetici preoccupano non solo per l’impatto immediato su inflazione e crescita, ma anche per le possibili ripercussioni sulla stabilità finanziaria». Se infatti si sommano la crisi politica, quella energetica e quella finanziaria «la situazione diventa particolarmente delicata. In presenza di volatilità e incertezza elevate, le fragilità preesistenti potrebbero trasformarsi in canali di amplificazione degli shock». Tuttavia, fa notare il vertice di Via Nazionale, «nonostante il dispiacere che abbiamo nel vedere aumentare gli spread, dobbiamo considerare che se avessimo affrontato questo stesso shock con condizioni di finanziamenti pubblici peggiori, quali quelli che avevamo qualche anno fa, l’impatto sarebbe stato molto più rilevante». Per cui Panetta esorta a mantenere presso i mercati la buona percezione «sulla tenuta della finanza pubblica italiana», che «fino a ora ci ha tenuto al riparo».
Ieri il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto il punto sulla guerra in Iran in una riunione ministeriale della coalizione per lo stretto di Hormuz convocata dal Regno Unito.
De-escalation
Nel suo intervento il ministro ha ribadito la posizione italiana per un’immediata de-escalation e il ritorno al dialogo diplomatico, sottolineando il pieno coordinamento con i partner europei e internazionali e il sostegno a ogni soluzione negoziale capace di garantire stabilità nella regione. Richiamando la dichiarazione del G7 del 27 marzo, Tajani ha confermato «l’impegno dell’Italia a contribuire agli sforzi internazionali per tutelare la libertà di navigazione, nel rispetto del diritto internazionale, e per salvaguardare la stabilità dei mercati energetici». Il Ministro ha inoltre indicato «la disponibilità del nostro Paese a valutare la partecipazione a iniziative multilaterali per garantire il passaggio sicuro delle navi nello Stretto, sottolineando come un chiaro mandato dell’Onu rappresenti un elemento essenziale».