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 2026  aprile 03 Venerdì calendario

Libano, razzo sulla base italiana Unifil

Ha colpito l’area logistica del quartier generale italiano a Shama provocando danni non gravi alle infrastrutture, senza ferire nessuno. Ma Unifil è tornata ancora una volta nel mirino, dopo l’uccisione nei giorni scorsi di tre militari indonesiani della missione di pace e la sequela di episodi che hanno accompagnato il nuovo conflitto nel sud del Libano fra Israele ed Hezbollah. L’ultimo il 16 marzo scorso quando su Shama sono precipitati i detriti di un missile intercettato.
Ieri un razzo di provenienza ancora ignota è caduto nel compound italiano «Millevoi» che ospita il comando del Settore Ovest, anch’esso a guida italiana. Attimi di tensione per il contingente, composto da 1.300 militari della Brigata Sassari agli ordini del generale Andrea Fraticelli, mentre a capo di tutta la missione internazionale c’è dal giugno scorso il generale Diodato Abagnara. Già nel novembre 2024 Shama fu presa di mira da tre razzi lanciati da Hezbollah che avevano ferito in modo lieve cinque soldati, mentre qualche giorno prima era stata colpita da un proiettile d’artiglieria israeliano che però non era esploso.
Non appena appresa la notizia del razzo contro la base italiana il ministro della Difesa Guido Crosetto si è messo in contatto con il capo di stato maggiore della Difesa Luciano Portolano e il comandante del Covi (il Comando operativo di vertice interforze) Giovanni Maria Iannucci, che sovrintende tutte le missioni italiane all’estero, parlando sia con Abagnara sia con Fraticelli «per ricevere aggiornamenti costanti sulla situazione e sulle condizioni del personale». Varie le ipotesi al vaglio. Da quella di un altro atto intenzionale contro Unifil all’errore di calcolo. In tutti i casi, come è già successo in passato, saranno ora analizzati i frammenti dell’ordigno per attribuirlo a chi lo ha lanciato. Proprio nei giorni scorsi l’Italia con altri sedici Paesi europei, si era appellata alle parti in causa – Israele ed Hezbollah – per l’immediata cessazione delle ostilità, condannando «tutti gli attacchi contro i contingenti Unifil, che hanno provocato perdite inaccettabili tra i caschi blu», la cui sicurezza «deve essere garantita in ogni momento».
Dura era stata anche l’India – ha un contingente di 600 militari in Libano – che aveva chiesto di garantire «l’inviolabilità della missione Onu» e anche «che i responsabili rispondano dei crimini contro i caschi blu», evidenziando la preoccupazione «per i numerosi comportamenti aggressivi contro i militari della missione che non devono mai essere un bersaglio». Per l’Italia quello in Libano è al momento l’impegno militare più numeroso all’estero, che non prevede per ora riduzioni anche se ormai da settimane, soprattutto dopo gli attacchi iraniani al contingente in Iraq e l’innalzamento della tensione nel Golfo Persico, ci sono valutazioni in corso. Tenuto conto peraltro che Unifil chiuderà i battenti a fine anno con il ritiro progressivo delle truppe entro il 2027, si sta però studiando in che forma farla proseguire. A oggi l’obiettivo dell’«Operazione Leonte» è controllare la «Blue line» nel Libano meridionale con la task force Italbatt del presidio di Al Mansouri, oltre alle basi avanzate, sempre sotto il coordinamento di missione a Naqoura.