Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 03 Venerdì calendario

Hormuz, i volenterosi si contano

Già martedì prossimo si terrà nella capitale britannica una riunione di pianificazione militare con l’obiettivo di riaprire lo Stretto di Hormuz: vi parteciperanno alti ufficiali di numerosi Paesi del mondo, che prenderanno in considerazione come «indirizzare le nostre capacità collettive militari di difesa». Sul tavolo sono stati messi piani per ripulire le acque del Golfo dalle mine piazzate dagli iraniani e liberare le navi intrappolate: ci sono almeno duemila vascelli e 20 mila marinai bloccati attorno a Hormuz.
Lo Stretto è di fatto chiuso al traffico marittimo dall’inizio dell’attacco israelo-americano contro il regime di Teheran: da lì passa circa il 20% delle forniture mondiali di gas e petrolio e le conseguenze sull’economia globale si fanno di giorno in giorno più pesanti. Ma il presidente americano Donald Trump ha ingiunto agli altri Paesi di «andarsi a prendere il loro petrolio», facendo capire che gli Stati Uniti non considerano una priorità la riapertura dello Stretto. Una ripicca seguita al rifiuto degli europei di impegnarsi subito in una missione militare nel Golfo.
Da qui l’urgenza degli altri Paesi di individuare una via d’azione, coordinati in primo luogo dalla Gran Bretagna, uno dei Paesi più esposti allo choc energetico. Ma lo stesso primo ministro, Keir Starmer, ha ammesso che «non sarà facile» e chiarito che un intervento internazionale potrà prendere forma solo dopo la cessazione delle ostilità. E ieri a piantare ben visibili i paletti è stato il presidente francese, Emmanuel Macron, che ha precisato come sia «irrealistico» pensare di riaprire Hormuz con la forza e che questo sarà possibile solo «in coordinamento con l’Iran».
Macron ha rintuzzato Trump anche sulla questione della Nato, che il presidente americano ha definito una «tigre di carta» e dalla quale ha minacciato di sfilarsi: Macron ha replicato che Trump sta «erodendo la sostanza stessa della Nato», col seminare «dubbi quotidiani sul suo impegno». Organizzazioni come l’Allenza atlantica, ha sottolineato Macron, sono basate «sulla fiducia che le sorregge». «Dobbiamo essere seri», ha ingiunto il presidente francese, «e sei vuoi essere serio non devi andare in giro a dire il contrario di quello che hai detto il giorno prima».
Ma ormai fra le due sponde dell’Atlantico volano gli stracci: Trump aveva detto che Macron si sta ancora riprendendo dal ceffone che gli aveva mollato la moglie Brigitte (un incidente che l’anno scorso aveva fatto il giro del mondo) e il presidente francese ha ribattuto definendo «poco elegante» l’uscita dell’inquilino della Casa Bianca. Quanto agli insulti che da lì volano ogni giorno all’indirizzo di Starmer, ormai si è perso il conto.
Per quanto riguarda Hormuz, se il lancio di una missione militare non sembra imminente, la riunione virtuale convocata ieri dalla ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, cui hanno partecipato oltre 40 Paesi da tutto il mondo, si è concentrata in primo luogo sugli aspetti politici ed economici.
Il vertice, fanno sapere dal Foreign Office, «ha mostrato chiaramente la determinazione della comunità internazionale ad assicurare la libertà di navigazione e riaprire lo Stretto di Hormuz», la cui chiusura è «una minaccia diretta alla prosperità globale»: l’Iran tiene l’economia globale «in ostaggio» e «non deve prevalere». Tuttavia le linee di azione individuate si limitano per ora a «incrementare la pressione diplomatica» sull’Iran, «esplorare misure economiche e politiche coordinate, come le sanzioni», oltre a «lavorare assieme all’Organizzazione Marittima Internazionale per assicurare il rilascio di migliaia di navi e marinai intrappolati nello Stretto» e «ridare fiducia agli armatori».
Con i piani militari ancora sospesi per aria, è l’angolatura economica che sta prendendo piede: ma alla fine tutto resta sospeso ai capricci di The Donald.