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 2026  aprile 03 Venerdì calendario

Lascia anche Buffon. Ora tocca a Gattuso, casting al via

Tutti a casa. Eccolo, il tanto invocato repulisti: via nello stesso giorno il presidente federale Gabriele Gravina e il capo delegazione Gigi Buffon, dimessisi entrambi a meno di 48 ore dal disastro di Zenica che ci è costato il terzo Mondiale consecutivo da spettatori. E ora toccherà al c.t. Gattuso. Sono ore decisive: le sue chance di restare in sella erano già bassissime, ma dopo l’addio di Buffon, suo primo sponsor l’estate scorsa, si sono di fatto azzerate. Rino non ha alcuna intenzione di restare incollato alla panchina, tutt’altro. Sta negoziando i dettagli contrattuali, suoi e soprattutto quelli che riguardano lo staff. Tradotto: esattamente come era successo nell’estate del 2019 al Milan, vuole assicurarsi che i collaboratori possano prendere lo stipendio fino a giugno, quando scadrà il contratto. Parliamo di salari normali, da impiegati. Sette anni fa, ai tempi dell’esperienza sulla panchina rossonera, rinunciò a 12 milioni di euro lordi. Qui l’ingaggio era molto più basso, attorno agli 800mila euro, con un premio da un milione per la qualificazione al Mondiale, che ovviamente non incasserà. Ma non è questo che lo amareggia. Bensì il fatto di aver fallito la missione.
«Il futuro del calcio italiano è molto più importante del mio» continua a ripetere Gattuso anche in queste ore di riflessione. Mercoledì si è rifugiato in Andalusia, fra Malaga e Marbella, dove ha una casa, salendo sul solito volo low-cost da Milano. Chi gli sta accanto lo descrive come tormentato, silenzioso, diviso fra la delusione per il flop sul campo nella notte fatale e l’orgoglio per gli attestati di stima ricevuti da alcuni giocatori, che gli hanno scritto messaggi per ringraziarlo. Il rapporto in questi otto mesi è stato sempre positivo, stretto, sincero. Gli azzurri hanno apprezzato i suoi viaggi e le cene organizzate in ogni angolo d’Europa, per provare a fare gruppo durante i mesi di distanza prima dello spareggio. Anche se poi non è servito a nulla, come abbiamo purtroppo visto.
In attesa della Nations League a settembre, con le prime partite vere, il calendario prevede due amichevoli a inizio giugno: una è il 7 a Creta contro la Grecia. Le elezioni federali saranno il 22, quindi servirà individuare un tecnico ad interim: potrebbe toccare a Silvio Baldini dell’Under 21. E poi? Il nuovo presidente sceglierà il c.t., ma qualche nome circola già. Per Roberto Mancini sarebbe un ritorno, dopo la vittoria nell’Europeo 2021 e l’addio polemico del 2023. Molto apprezzato da Giovanni Malagò, vorrebbe tornare. Altro nome caldo è Antonio Conte, già in panchina fra 2014 e 2016, sotto contratto però col Napoli fino al 2027. C’è poi Simone Inzaghi, che in Arabia guadagna 25 milioni l’anno ma sente già un po’ di nostalgia. Max Allegri sembra invece orientato a restare al Milan per giocarsi la Champions. Una cosa è certa: sarà un big, navigato. Non è tempo di esperimenti. Non possiamo più permettercelo.