Corriere della Sera, 3 aprile 2026
Chi succederà a Garavina?
La confusione regna sovrana. La poltrona più ambita del calcio, appena lasciata libera da Gabriele Gravina, è oggetto di riflessioni accurate, ma anche di sfide e di scontri. Capire oggi chi diventerà presidente della Federcalcio e si assumerà l’onere, tutt’altro che semplice, di rilanciare un movimento in crisi e una Nazionale che ha fallito l’accesso agli ultimi tre Mondiali consecutivi, è un esercizio complicato. Abodi, ministro dello sport e voce della presidente Meloni, insiste per il commissariamento, coccolando l’idea, mai tramontata, di allungare le mani sullo sport. «Se andiamo subito alle elezioni non risolviamo il problema. Troviamo soluzioni con un commissario che venga dal campo e non sia compromesso con il ciclo appena concluso». Buonfiglio non la pensa allo stesso modo: niente commissariamento, ma il presidente del Coni segue con attenzione la crisi del pallone. Le dimissioni di Gravina devono trasformarsi nell’occasione di una svolta e una riforma e non devono essere un semplice avvicendamento.
Sul futuro stanno già lavorando le varie anime del governo federale. Gravina e il consiglio resteranno in carica per l’ordinaria amministrazione. L’attenzione è concentrata sulla ricerca di un presidente. Ci sarà tempo sino al 13 maggio per annunciare le candidature alle elezioni del 22 giugno, chi è interessato deve però trovare almeno una componente che lo sostenga ufficialmente. Saranno giorni lunghi e intensi. Le varie leghe, oltre ad allenatori e giocatori, devono fare un lavoro di sintesi all’interno della propria struttura e poi verificare la possibilità di raggiungere un’intesa maggioritaria, una specie di campo largo che possa resistere alle pressioni e alle ingerenze della politica. «Bisognerà vedere se troveremo una convergenza su un candidato o se ce ne sarà più di uno con il rischio di non arrivare a una maggioranza e di conseguenza al rischio del commissariamento», avverte Giancarlo Abete, presidente dei Dilettanti che muovono il 34% dei voti. Abete, presidente federale ai tempi dell’ultimo Mondiale azzurro nel 2014, è sempre stato l’alleato forte di Gravina con il quale condivide la visione e la progettualità.
Ma il terremoto ha modificato gli equilibri. I calciatori invece sarebbero pronti ad appoggiarlo e lui, che ha grande competenza, è stuzzicato dall’idea di tornare in prima linea. Ma potrebbe essere visto come il passato che avanza, una controindicazione da non sottovalutare. E allora attenzione a Matteo Marani, presidente della Lega Pro, che per il momento sta defilato, uomo saggio e moderno, combattivo e istituzionale. Vedremo. Le consultazioni sono appena iniziate. La Lega di A si immagina una rivoluzione con Giovanni Malagò a cui la poltrona di via Allegri piacerebbe parecchio. Una nuova sfida. Ma Malagò è ai ferri corti con Abodi e con il governo della destra. Il compromesso potrebbe essere trovato su un calciatore. Abodi ieri ha parlato di Paolo Maldini: «Persona meravigliosa, come ce ne sono altri». Prima delle elezioni di Gravina si era fatto il nome di Del Piero. L’Aic suggerirà Albertini, rivale sconfitto da Tavecchio ed ex presidente del Settore tecnico, che piacerebbe anche agli allenatori. Marotta, presidente dell’Inter, sarebbe la persona giusta, ma non è interessata. Si candida anche Gianni Rivera, 82 anni, che si era già proposto per la panchina azzurra e adesso è pronto a fare il presidente federale. «Ho un programma preciso fatto con amici tra cui il figlio di Angelo Sormani». Nessuno lo prenderà in considerazione. Sarà una partita lunga. Servono pazienza e nervi saldi. E attenzione alle sorprese. Intanto in Via Allegri continuerà a muoversi Gravina: i suoi pensieri, potranno condizionare il futuro.