Corriere della Sera, 3 aprile 2026
Gravina si dimette
Piumini, cappotti e cappelli, vento freddo e cielo grigio su Roma. Alle 15.05, proprio mentre Gabriele Gravina si dimette da presidente Figc, un ragazzo passa in motorino in via Allegri e urla «vergogna». Nessuno più neppure si gira, non fa notizia. Del resto il giorno prima c’era pure chi aveva tirato le uova contro la sede Figc. E poi siamo all’eliminazione consecutiva numero tre, triste abitudine ormai, di cosa vuoi stupirti più. Le forze dell’ordine osservano annoiate, perché tutto sommato un ordine c’è e resiste. Un bambino sbircia dalle vetrate e intravede la riproduzione della Coppa del Mondo: ma allora esiste davvero, avrà pensato. Gravina è dentro quel palazzo, che per un giorno almeno è meglio scriverlo con la p minuscola. È arrivato con largo anticipo, alle 11.30, tre ore prima rispetto al vertice convocato con le varie componenti federali: in testa ha tutto già chiaro, una decisione maturata nelle 24 ore precedenti e solo da comunicare ai vari presidenti che via via si riuniscono nella sede della Federazione.
Il vertice inizia alle 14.40: meno di 30 minuti, Gravina prende la parola di fronte ai presidenti di Lega A Ezio Maria Simonelli, di Lega B Paolo Bedin, di Lega Pro Matteo Marani, oltre al presidente Aic Umberto Calcagno e a quello Aiac Renzo Ulivieri. E a loro annuncia pubblicamente quel che tutti sapevano già, le dimissioni. «Grazie a tutti per il sostegno che mi avete rinnovato anche in queste ore», dice. E subito ufficializza la data delle nuove elezioni, che si terranno a Roma il 22 giugno (con candidature da presentare entro il 13 maggio). Non è neppure un peso che si toglie di dosso, questo addio. Lo considera un atto di responsabilità di fronte al fallimento della mancata qualificazione, che per lui è la seconda di fila. Lascia a 2.719 giorni di distanza dalla sua prima elezione a numero uno Figc, il 22 ottobre 2018, e dopo due rielezioni, l’ultima del febbraio 2025. Lascia con la convinzione di aver sfruttato al massimo un perimetro d’azione che resta limitato, in termini di riforme, di calendari, di risorse. Convinzione in qualche modo diffusa, se è vero che sul suo telefono arrivano messaggi di solidarietà in serie, 700 circa.
Durante il vertice Gravina torna su quelle parole – «Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici» – che hanno scatenato le reazioni di mezzo mondo dello sport italiano. «Sono stato mal interpretato». E ancora: «Quelle parole non volevano essere offensive nei confronti di alcuna disciplina sportiva, ma erano un riferimento alle differenti normative e regolamentazioni interne, come la presenza nella governance di alcune federazioni di leghe con le relative autonomie, e anche esterne, con i club professionistici che per loro stessa natura devono sottostare a una legislazione nazionale e internazionale diversa dai club dilettantistici».
I presidenti ascoltano. Lo ringraziano. A parole sono tutti vicini, poi però c’è vicinanza e vicinanza: quella di Calcagno non può essere quella di Simonelli, per intendersi. Gravina lo sa bene. Quel che non sa, e non si aspetta – almeno non in questi termini – è lo strappo che arriva dal Governo. Gravina infatti prima annuncia un intervento in audizione l’8 aprile alla Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera sui problemi di salute del calcio italiano. Peccato che pochi minuti più tardi arrivi la doccia fredda di Federico Mollicone (FdI), presidente della stessa Commissione: «In attesa del nuovo procedimento elettorale, è stata annullata l’audizione prevista per i prossimi giorni». È un giallo, Gravina non si capacita del dietrofront, lo stupore è evidente anche perché il tutto era stato concordato giusto 24 ore prima. Dalla Commissione fanno sapere: se Gravina non è più il presidente Figc, non è più necessario un suo intervento. Formalmente, però, Gravina presidente lo sarà ancora fino alla prossima elezione. Resterà operativo “in prorogatio” per la normale amministrazione e per tutti gli atti non rinviabili. Sa di sgarbo, questo cambio di programma. Sa di scontro politico. Così il presidente riflette e poi ai suoi dice: la relazione che avrei letto alla Camera, la pubblicherò comunque. Lo farà nei prossimi giorni.
Il vento non accenna a diminuire, la Figc si svuota quasi tutta. I dipendenti salutano e vanno via con le uova di Pasqua. Dentro resta quasi solo Gravina, che esce pochi minuti prima delle 18: «Il sentimento è di amarezza ma anche di grande serenità – dice —. Ringrazio tutte le componenti che mi hanno mostrato stima, affetto, vicinanza e insistenza nel continuare. Ma la mia è una scelta personale, convinta e meditata». E via in auto, a rimescolare pensieri: chissà per quanto tempo ancora sarà così.