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 2026  aprile 02 Giovedì calendario

La gomma che protegge i tunnel sottomarini si deteriorira in anticipo rispetto al previsto

Per decenni si è dato per scontato che una semplice guarnizione in gomma potesse garantire la tenuta stagna dei tunnel sottomarini per almeno cento anni. Oggi quella certezza vacilla: nuove ricerche mostrano che questi elementi si deteriorano molto più rapidamente di quanto previsto. Al centro dello studio c’è la cosiddetta Gina gasket, la guarnizione che sigilla i giunti tra i segmenti dei tunnel immersi. È l’ultima barriera tra l’acqua del mare e l’interno delle infrastrutture. E proprio questa barriera, secondo i dati più recenti, perde efficacia con il tempo in modo significativo.
Il problema: meno forza di tenuta del previsto. Un team della Shijiazhuang Tiedao University ha analizzato campioni reali prelevati dal tunnel di Yuliangzhou, simulando condizioni realistiche: compressione costante tra giunti in acciaio e immersione prolungata in acqua salata. Il risultato è netto: la guarnizione perde circa il 67,6% della forza di tenuta nel tempo. Le stime precedenti, basate solo sull’effetto dell’acqua marina, avevano sovrastimato la resistenza del materiale. Inserendo anche la compressione – cioè la reale condizione operativa – la pressione di tenuta prevista dopo 100 anni scende da 2,32 a 1,51 megapascals, circa il 35% in meno.

Dove nasce l’errore
Il punto critico è metodologico: i modelli tradizionali consideravano solo l’invecchiamento chimico dovuto all’acqua salata. Ma nella realtà la gomma resta per decenni schiacciata tra strutture metalliche. Questa combinazione – stress meccanico e ambiente marino – accelera la degradazione interna del materiale.
Uno degli aspetti più insidiosi è che il deterioramento non è immediatamente visibile.
Nel tempo infatti:
-la durezza aumenta del 14%

-la densità cresce di quasi il 6%
A prima vista, la guarnizione appare più resistente. In realtà sta perdendo elasticità, cioè la capacità fondamentale per mantenere la tenuta. A livello microscopico, le catene polimeriche si rompono e la struttura interna si indebolisce. Il materiale diventa più rigido ma meno efficace.
Il punto più vulnerabile
Non tutta la guarnizione si degrada allo stesso modo. La zona più critica è il bordo inferiore, dove la pressione di contatto è minore. Qui basta una riduzione graduale della forza di tenuta per aumentare il rischio di infiltrazioni, soprattutto se si crea un’apertura tra i segmenti o il tunnel subisce rotazioni o micro-movimenti. Studi precedenti indicano che oltre circa 4,7 cm di apertura (1,85 pollici) la tenuta può iniziare a fallire.
Non è ancora un pericolo immediato, ma il margine si riduce. Nonostante il degrado, le guarnizioni restano – almeno teoricamente – sopra la soglia minima di sicurezza, fissata a 0,61 megapascals. Il valore stimato dopo 100 anni (1,51 MPa) è ancora superiore. Tuttavia il margine di sicurezza si sta riducendo molto più rapidamente del previsto.

Implicazioni, cambia il modo di gestire i tunnel
Questa scoperta modifica l’approccio alla manutenzione delle infrastrutture sottomarine. Non basta più verificare lo stato superficiale della gomma. Serve monitorare:
-la pressione effettiva di tenuta
-le zone più deboli, soprattutto nella parte inferiore dei giunti
-le deformazioni strutturali nel tempo
Per i progettisti, invece, si apre la necessità di sviluppare nuove mescole più resistenti, rivedere i livelli di compressione nei giunti e anticipare gli interventi manutentivi. In sintesi, il problema non è che i tunnel perderanno acqua domani. Ma che la loro sicurezza a lungo termine è meno “automatica” di quanto si pensasse. E richiederà molta più attenzione.