Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 02 Giovedì calendario

Pioggia di esposti all’Ordine dei giornalisti sul genocidio a Gaza

Nico Piro, Tg3, ne ha collezionati ben “quattro in 24 giorni, un record”. Sono esposti al Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti, tutti per le sue prese di posizione su Gaza, Israele e il genocidio di cui è accusato il governo israeliano. C’è una fabbrica di esposti, in genere temerari, vagamente intimidatori, alimentata dalla lobby filoisraeliana che sta sfigurando le comunità ebraiche e va anche ben oltre i loro confini. Non più solo querele temerarie, annoso problema. Ora anche gli esposti agli Ordini dei giornalisti, perfino contro il presidente nazionale dell’Ordine, Carlo Bartoli, reo di aver denunciato, lo scorso agosto, proprio “l’abuso dello strumento dell’esposto al Consiglio di disciplina” e i “presentatori seriali di esposti”. Costoro si sono scagliati anche contro la raccolta di fondi “Alziamo la voce per Gaza” lanciata dall’Ordine per sostenere il Sindacato dei giornalisti palestinesi (su Gofundme o Iban su Odg.it): come se non sapessero che i giornalisti (e gli operatori sanitari) a Gaza hanno pagato un tributo di sangue largamente superiore alla popolazione generale, gli amici di Netanyahu vedono dappertutto Hamas..
Ci sono stati esposti anche contro Beppe Giulietti di Articolo 21 e Matteo Pucciarelli di Repubblica, Nello Scavo di Avvenire e molti altri, come si legge in una nota della Rete No Bavaglio e di Articolo 21, che ieri hanno fatto una conferenza stampa alla Camera, con Elisabetta Piccolotti di Avs, Laura Boldrini del Pd e Stefania Ascari ed Elisa Pirro del M5S.
Questi esposti vengono per lo più archiviati, per ora non si ha notizia di sanzioni. Ma spetta davvero al Consiglio di disciplina valutare cosa si può scrivere o dire, sui giornali in tv o sui social su Gaza e il genocidio? O siamo al Minculpop 2.0?
Ieri si è avuta notizia della cancellazione, in appello, della “censura” contro l’ex direttore di Repubblica Maurizio Molinari che aveva accusato la relatrice speciale Onu Francesca Albanese di prendere soldi da Hamas ed era stato sanzionato nel Lazio. Era solo “un intervento critico”, ha deciso il Consiglio di disciplina nazionale. Se poi c’è stata diffamazione, lo deciderà un Tribunale. Intanto l’Ordine nazionale ha deciso di tornare, in tema di antisemitismo, alla Jerusalem Declaration, rinunciando a quella assai contestata dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) che in alcune interpretazioni censura anche le critiche troppo severe a Israele o l’idea che in Palestina sarebbe meglio uno Stato unitario aconfessionale. Quest’ultima, adottata dall’Ordine dei giornalisti dopo i massacri di Hamas del 7 ottobre 2023, è finita di recente in una legge, sia pure senza sanzioni penali. Ma dev’essere l’Ordine dei giornalisti a decidere chi è antisemita? Non bastano la legge Mancino che punisce le discriminazioni razziali e i tribunali della Repubblica?