Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 02 Giovedì calendario

Private credit: Blue Owl congela i rimborsi, Wall Street teme il contagio

La fiducia intorno al private credit vacilla. Sempre di più. E quando è così, viene meno una buona parte del rapporto tra investitore e istituzione. Il mercato del credito privato, per anni considerato la cassaforte inattaccabile della finanza globale, affronta oggi la sua prova più dura sotto la pressione di una fuga di capitali senza precedenti che mette a nudo le fragilità strutturali di un comparto da oltre 1.800 miliardi di dollari. Al centro della tempesta si trova Blue Owl Capital, il colosso di New York costretto a limitare i riscatti dopo aver ricevuto richieste di uscita che hanno toccato punte del 41%, un segnale di nervosismo che sta ora contagiando l’intero settore del risparmio gestito. «A pagina uno, in bianco e nero, si parla di una struttura di rimborso al 5% del portafoglio per proteggere tutti gli investitori», ha spiegato Jim Zelter, presidente di Apollo Global Management, nel tentativo di derubricare la crisi a semplici «dolori della crescita» in un’intervista a Bloomberg News che però non ha frenato i timori di un effetto domino sistemico tra i grandi gestori alternativi.
L’ondata di riscatti che ha investito Blue Owl Capital rappresenta un punto di rottura per una classe di attivo che aveva promesso rendimenti stabili a fronte di una illiquidità gestibile. Nel primo trimestre del 2026, gli investitori della Blue Owl Credit Income Corp (OCIC), fondo da 36 miliardi di dollari e pilastro del settore, hanno chiesto di ritirare il 21,9% delle azioni, un balzo verticale rispetto al 5,2% del periodo precedente. Ancora più drammatica appare la situazione della Blue Owl Technology Income Corp (OTIC), focalizzata sul comparto tecnologico, dove le richieste di rimborso hanno raggiunto il 40,7% del capitale totale. La decisione della società di alzare le barriere, limitando le uscite alla soglia contrattuale del 5%, segna un brusco cambio di rotta rispetto a gennaio, quando il management aveva scelto di onorare richieste superiori alla norma per rassicurare il mercato. Questa chiusura dei rubinetti ha innescato un pesante tracollo sul titolo azionario di Blue Owl, che ha ceduto il 5% per poi sprofondare di un ulteriore 9% nelle contrattazioni pre-market, portando la perdita complessiva da inizio anno vicino alla soglia del 40%. La dirigenza, guidata dai fondatori Doug Ostrover e Marc Lipschultz, si trova ora nella difficile posizione di dover bilanciare le esigenze di chi vuole fuggire con la tutela degli azionisti che restano, evitando di essere costretta a una vendita forzata degli asset che comprometterebbe la solidità dei veicoli d’investimento.
Il nervosismo degli investitori non nasce dal nulla, ma è il risultato di una combinazione critica di rischi tecnologici e instabilità geopolitica che ha reso gli operatori circospetti. Da un lato, cresce la preoccupazione per l’impatto dell’intelligenza artificiale sulle aziende di software, da sempre tra i maggiori beneficiari dei prestiti diretti, la cui capacità di ripagare il debito è messa in discussione da modelli di business potenzialmente obsoleti nel giro di pochi anni. Dall’altro, il deterioramento del quadro internazionale, acuito dalle recenti tensioni in Medio Oriente e dall’attacco condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, ha spinto verso l’alto l’inflazione e depresso i prezzi dei prestiti societari, che dopo un 2025 di stabilità hanno iniziato a scivolare in modo preoccupante.
In questo scenario, Blue Owl è diventata il caso scuola delle difficoltà del comparto. Pagando così il prezzo di una base di investitori retail molto concentrata e di una strategia che, pur avendo garantito rendimenti annualizzati superiori al 9% sin dalla nascita, si scontra oggi con la natura illiquida dei propri sottostanti. Nonostante la società dichiari di disporre di oltre 11 miliardi di dollari tra liquidità, linee di credito e asset di facile smobilizzo, il timore è che una pressione prolungata possa costringere i gestori a realizzare perdite in conto capitale per soddisfare le richieste di rimborso future.
La crisi di Blue Owl non è però un caso isolato e sta tracciando un solco profondo tra le diverse strategie adottate dai giganti di Wall Street. Mentre Apollo Global Management, Ares Management e BlackRock hanno scelto la linea dura della protezione del patrimonio, mantenendo i riscatti entro il limite invalicabile del 5% per evitare il deflusso di cassa, altri operatori come Blackstone e Cliffwater hanno preferito onorare rimborsi fino al 7-8%. Questa divergenza riflette la scommessa di chi spera che un atto di buona fede possa placare l’ansia dei sottoscrittori, ma aumenta il rischio per chi rimane nel fondo, poiché i rimborsi eccedenti vengono spesso finanziati tramite nuovo debito o intaccando le riserve di cassa.
Il settore ha registrato deflussi per oltre 11 miliardi di dollari negli ultimi due trimestri, un’emorragia che ha spinto il Dipartimento del Tesoro americano a convocare una riunione d’urgenza con i regolatori per discutere i rischi sistemici di un mercato che l’amministrazione Trump vorrebbe invece aprire ai piani pensionistici 401(k), uno dei capisaldi dei risparmi dei cittadini statunitensi. Il paradosso è evidente: proprio mentre Washington spinge per democratizzare l’accesso al credito privato, il mercato mostra i segnali di una saturazione che potrebbe trasformare il risparmio previdenziale in una trappola di illiquidità.
In questo clima di sospetto, la difesa d’ufficio dei grandi manager punta sulla distinzione tra i titoli dei giornali e la realtà dei portafogli. Kenneth Caplan, co-responsabile degli investimenti di Blackstone, ha sottolineato come i tassi di insolvenza restino bassi, evidenziando una disconnessione tra il ciclo delle notizie e la tenuta delle aziende finanziate. Tuttavia, la narrazione dei rendimenti costanti che hanno battuto le obbligazioni ad alto rendimento negli ultimi quindici anni sembra non bastare più a una platea di investitori retail che non sempre ha compreso i rischi di un investimento vincolato.
La struttura delle Business Development Companies (Bdc) è stata concepita per proteggere la stabilità del fondo. Tuttavia, la velocità con cui i capitali stanno cercando la via d’uscita suggerisce un disallineamento tra le aspettative di liquidità del pubblico e la natura a lungo termine dei prestiti erogati. Se il conflitto in Medio Oriente dovesse perdurare, costringendo i partner strategici come i fondi sovrani a rifocalizzarsi sui mercati interni per sostenere la spesa domestica, il credito privato perderebbe un altro pilastro di sostegno, lasciando i gestori soli a gestire una transizione che appare sempre più simile a un ridimensionamento strutturale piuttosto che a una crisi passeggera. Il rischio è che il “nuovo mondo” della finanza alternativa scopra, con colpevole ritardo, che la liquidità è un bene prezioso solo quando manca.