La Stampa, 2 aprile 2026
Blanco parla del suo nuovo disco
«È figo anche sbagliare. Gli uomini che hanno avuto successo nella vita sono quelli che hanno fallito di più».Oggi esce Ma’, il nuovo album di Blanco, dopo tre anni di travagli, incertezze e rimandi; per festeggiare il cantante questa mattina farà un cammino di otto ore per tener fede a un fioretto. «Una camminata da Lazise fino a casa della mamma a Calvagese della Riviera per consegnarle personalmente il disco che le ho dedicato: un gesto simbolico, per restituire il senso di un percorso lungo, fisico e interiore con un progetto che per me significa essermi salvato dall’inferno». Collaborazioni importanti con Elisa e Grignani. In “Fuori dai denti” scrive: «prendo droghe come diversivi».
Ma è vero? «Droghe come diversivi» o è un’iperbole? Blanco, come ha vissuto questi tre anni?
«Sono passato attraverso tanti momenti “difficili” ma quando si muore si rinasce. I momenti bui sono quelli che mi hanno spinto a fare musica. Il mio disagio, crescendo, è diventato un’altra cosa. Fermarsi non è stata strategia. Se mi chiede: tornerebbe a Sanremo dopo il casino che ha fatto? «Certo! Sarebbe una figata».
In “Ma’” canta «Io non mi voglio bene come me ne vuoi tu». Cioè?
«La rabbia la esprimo in maniera genuina, mi sono fatto del male piuttosto che farne ad altri. Il disco è la collezione di attimi che cercano l’essenza delle cose».
Ìn copertina sua mamma abbraccia Blanco piccolino.
«Voglio canzoni che anche fra 10 anni possano rappresentarmi. Il titolo Ma’ lo avevo pensato per un’altra donna, non mia madre. Il giorno della registrazione, continuavo a uscire dallo studio a litigare al telefono con mamma così il produttore e i musicisti mi hanno detto: ma perché sto pezzo non lo dedichi a lei? È andata così ed è cambiato tutto il concept; la copertina è stata una conseguenza, un’urgenza».
Crescere fa paura? Un pezzo si intitola Anche a vent’anni si muore.
«La frase spiega tutto. Ma rispetto alla paura di ieri, oggi ne ho molta di meno. A 23 anni alcune cose le ho capite e no ci casco più».
Il suo amico Mahmood ha deciso di allontanarsi per un po’ dall’Italia in cerca di un po’ di “anonimato”.
«Sui social hanno letto la sua voglia di trasferirsi come arroganza, ma non lo è. Dire quello che si pensa di questi tempi, accende pire di cattiveria. Nel mio ambiente in tanti hanno paura di quello che può succedere se ti esprimi liberamente. Sono sicuro che quello che lui ha detto sull’Italia e cioè che se ne è andato perché “c’era troppa pressione e voleva ritrovare la privacy”, sia stato interpretato male. Sono curioso di ascoltare il disco nuovo perché qualcosa ho sentito ed è bellissimo. Quello che conta sono le canzoni».
Dove nasce il duetto con Grignani in Peggio del diavolo?
«Gian è il numero uno e abbiamo in comune tante cose. Una persona super pura e genuina, bella: mette sul tavolo tutto quello che ha anche se è sbagliato e tu lo sai; lo apprezzo. Gli interessa il lato rock della libertà e poi, le canzoni che ha fatto, vissuto: Destinazione paradiso o La mia storia tra le dita sono pietre miliari della poesia in musica italiana».
Un titolo è Ti voglio bene uomo. A chisi riferisce?
«È una lettera d’amore per i miei amici. Quelli che fanno lavori umili ma sono dei grandi. Gente che si spacca la schiena tutti giorni e sono felice di avere vicino. Con loro vorrei condividere un bel viaggio. Pago tutto io».
Ha dichiarato che con il primo disco, Innamorato, è rinato, con Blu celeste è rimasto sospeso ma con Ma’ Dio le ha teso una mano.
«Ero in basso e qualcosa di più grande mi ha sollevato. Non parlo del Dio del cristianesimo,lo intendo in senso più ampio, più grande di te, del mistero che ci avvolge. Un mistero che a volte ti salva e a volte ti uccide. Io sono stato salvato».
In almeno due pezzi c’è anche la figura di suo padre.
«Gli voglio bene e anche lui me ne vuole ma non me lo dice. Con le canzoni lo spingo un po’ ad aprirsi e chissà».
Se facessero un film su di lei a chi lo farebbe interpretare?
«A qualcuno che ha fame. Un giovane, uno che fa l’attore perché ha dentro la disperazione che lo spinge a trovare la sua dimensione».
Se dovesse descriversi oggi in parole cosa direbbe?
«Sono un sole, splendo».