repubblica.it, 1 aprile 2026
Lite Spagna-Usa sull’eutanasia di Noelia Castillo Ramos
“Trump dovrebbe smetterla di alimentare l’agenda ultra-internazionalista ficcando il naso ovunque”, la ministra della Salute spagnola Mónica García ha commentato così la notizia diffusa dal tabloid conservatore americano New York Post secondo il quale l’amministrazione Trump avrebbe chiesto di indagare, attraverso l’ambasciata americana in Spagna, sul caso della morte per eutanasia della 25enne paraplegica Noelia Castillo Ramos, deceduta a Sant Pere de Ribes (Barcellona) lo scorso 26 marzo, dopo quasi due anni di battaglia legale per ottenere l’autorizzazione al fine vita contro il volere del padre che aveva provato a bloccarla tramite il gruppo di avvocati ultra-cattolici Abogados Cristianos.
Secondo il Post, che cita funzionari anonimi,il Dipartimento di Stato Usa avrebbe cercato informazioni sulla gestione del caso da parte di Madrid esprimendo preoccupazione per possibili lacune nel sistema di tutela delle persone vulnerabili e mettendo in discussione l’applicazione della legge sull’eutanasia nei casi di sofferenza non terminale o di disturbi psichiatrici. Aggiungendo infine che la donna avrebbe espresso nelle ultime ore ripensamenti, che però sarebbero stati ignorati.
Nonostante il Ministero della Salute abbia negato di aver ricevuto alcun tipo di comunicazione dagli Stati Uniti sul caso, la responsabile del dicastero García ha ricordato che “la Spagna è un Paese serio, con un solido sistema sanitario e un quadro normativo che tutela e si prende cura di tutte le persone, comprese quelle che scelgono di chiedere aiuto per morire con dignità in contesti legalmente regolamentati, valutati da comitati clinici e avallati dai tribunali”. Poi ha attaccato l’amministrazione del presidente Usa spiegando che “negli Stati Uniti, ogni anno muoiono migliaia di persone senza assicurazione sanitaria, mentre Trump sostiene e perpetra violazioni dei diritti umani tra Gaza e l’Iran”.
Non si placano dunque le tensioni tra il governo socialista di Pedro Sánchez e Washington dopo l’escalation generata dal rifiuto di Madrid all’utilizzo della basi e dello spazio aereo spagnoli per operazioni militari americane in Iran. Dopo la minaccia di misure economiche, tra i commentatori del caso Noelia c’è chi legge la nuova pressione dell’amministrazione Trump come un altro tentativo di ripercussione e chi prospetta future ingerenze americane anche nei casi giudiziari che coinvolgono il partito socialista e la famiglia del presidente del Governo spagnolo. Proprio oggi il giudice che indaga da due anni sulla moglie di Sánchez è tornato a chiedere il rinvio a giudizio davanti a una giuria popolare per Begoña Gómez, accusata di malversazione di fondi pubblici, traffico d’influenza e corruzione.
Secondo fonti giudiziarie, il giudice ritiene sussistenti gli elementi per un processo e accusa la moglie del capo del governo socialista di aver utilizzato la posizione del marito per ottenere finanziamenti, in particolare dall’imprenditore Juan Carlos Barrabes. La difesa continua a chiedere l’archiviazione del procedimento.
Sulle presunte indagini Usa è intervenuto anche il presidente della Generalit catalana Salvador Illa: “Difenderemo con tutta la nostra determinazione i professionisti del nostro sistema sanitario, uomini e donne, contro qualsiasi attacco diffamatorio che miri a sminuire il loro valore e il loro operato. Difendiamo il diritto a una morte dignitosa dopo aver approvato uno dei quadri giuridici più avanzati ed esemplari al mondo”.
Il caso della morte della giovane donna, paraplegica dopo un tentativo di suicidio che aveva denunciato di aver subito diverse aggressioni sessuali, ha scosso la cattolica Spagna, uno dei pochi Paesi europei ad aver depenalizzato l’eutanasia nel 2021. Dall’entrata in vigore fino alla fine del 2024, 1.123 persone sono state sottoposte a eutanasia nel Paese, secondo gli ultimi dati pubblicati dal Ministero della Salute.