Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 02 Giovedì calendario

L’allarme nel bagno della Artemis

Quando una luce di allarme si accende su una navicella spaziale c’è sempre da tremare. Ma quando la luce di allarme si accende sulla toilette, a stringersi è anche lo stomaco. È successo nelle prime ore di volo della missione Artemis diretta verso la Luna. Era solo il segnale di un’anomalia non meglio identificata, il gabinetto al momento funziona a dovere, ma potrebbe non arrivare a svolgere la sua funzione per l’intera missione.
Dopo il guasto subito un mese fa all’impianto igienico della nave da guerra Gerald Ford diretta verso l’Iran e costretta a una pausa imprevista a Creta per le riparazioni dei bagni di bordo, la luce rossa lampeggiante a bordo della capsula lunare indica che anche i dettagli meno nobili hanno importanza, quando si progetta una missione blasonata.
La cabina, grande più o meno come quella di un aereo, sufficiente a contenere un astronauta in piedi, era considerata un lusso per la capsula Orion. Le missioni Apollo ne erano prive. Feci e urine erano raccolte in buste sigillate che sono state lasciate sulla Luna.
Gli astronauti di Artemis non potranno certo dire di godere della comodità, ma chiudersi in bagno sarà l’unico momento di privacy durante una missione di dieci giorni con quattro persone a bordo racchiuse nei dieci metri cubi di Orion.
Per evitare che gli escrementi si disperdano nell’ambiente si usano dei tubi morbidi con un impianto di aspirazione. Gli scarti vengono poi sigillati all’interno del gabinetto fino al ritorno a Terra. Stavolta, a differenza dell’epoca di Apollo, nessun residuo verrà lasciato sul satellite. Anche se il wc dovesse rompersi e gli astronauti dovessero tornare alle tradizionali bustine sigillate, fra dieci giorni il tutto verrà smaltito sul nostro pianeta.
La Nasa, abituata ai nomi pomposi, ha chiamato il bagno di bordo non wc, ma “Universal Waste Management System”, ovviamente con il suo acronimo Uwms. Si tratta di uno dei sistemi di bordo più studiati e sottoposti ad aggiustamenti nel corso degli anni (soprattutto sulla Stazione Spaziale Internazionale, dove i periodi di permanenza sono di mesi), in base alle richieste degli astronauti. Il suo costo è stato di 23 milioni. Sulla Stazione Spaziale l’urina viene purificata e riutilizzata sotto forma di acqua. Per Orion, che volerà solo dieci giorni, non c’è invece bisogno di questa operazione.
In assenza di gravità, liberarsi non è infatti un’impresa semplice. Servono degli strap per i piedi e delle maniglie per mantenersi in posizione. La tavoletta dove sedersi è più piccola e gli escrementi aspirati vengono mantenuti in una camera sottovuoto per evitare la proliferazione dei batteri e degli odori.