corriere.it, 2 aprile 2026
Cos’è la «bimbofication»
Il termine «bimbofication» è tornato alla ribalta in queste ore, per via del marito dell’ipertrumpiana Kristi Noem, il 56enne Bryon Noem.
Di cosa si tratta, innanzitutto: è un fenomeno che punta all’iperfemminilizzazione della donna tramite un’immagine estremamente sessualizzata e «fake», perché basata su enormi labbra, seni rifattissimi e giganti, trucco pesante, unghie lunghissime e laccatissime in pose considerate particolarmente «hot».
E infatti, a cercare su Instagram l’hashtag #bimbofication (spesso abbreviato anche come #bimbo) spuntano fuori migliaia di foto inquietanti che ritraggono donne con queste caratteristiche. Anche su TikTok i contenuti sono migliaia e su questa piattaforma che ha preso vita il profilo di Chrissy Chlapecka, ora una delle principali creatrici di contenuti «bimbo». Da qualche tempo, poi, non sono solo le donne a essere ritratte così, ma anche gli uomini.
Il fenomeno – che prevede una partecipazione consensuale tradotta in perversione – si chiama appunto «bimbofication» e già dagli Anni Ottanta è esploso negli Usa, ma sta arrivando anche in Europa. Bryon Noem, secondo quanto raccontato con tanto di foto dal DailyMail, non solo ama interloquire con donne ipersessualizzate, ma lui stesso ama trasformarsi in una specie di Barbie sexy all’ennesima potenza indossando, ad esempio, protesi mammarie.
Bimbofication vs travestitismo
C’è una differenza sostanziale tra chi predilige il «travestitismo» e chi invece pratica la «bimbofication»: se i primi indossano semplicemente abiti femminili, i secondi si spingono oltre, optando per abiti iper femminili, trucco e accessori pensati per fantasie erotiche molto spinte, performance o contenuti fetish. Non si fa «bimbofication» – spiegano gli esperti – per una questione di identità di genere, quanto per interpretare un ruolo ed esplorare la sessualità o l’espressione di sé online.
Su X, Reddit e OnlyFans
Come detto, gli appassionati di «bimbofication» si incontrano principalmente online, su piattaforme come Reddit, X e FetLife, oppure utilizzano siti a pagamento come OnlyFans per condividere video privati.
I siti che «aiutano» a diventare un «bimbo»
Il fenomeno della «bimbofication» è così esteso che ormai ci sono anche siti che si propongono – a pagamento – di avviare un percorso per diventare «bimbo». È il caso di «Sissys Only» (laddove «Sissy» è il processo di femminilizzazione di un uomo ma anche, in ambito Bsdm, un sottomesso), una piattaforma che offre diversi servizi per compiere la trasformazione: dal trucco alla scelta degli abiti, fino al corso di ipnosi e allenamento mentale per «per aiutare ad abbracciare la tua identità bimbo».
La «bimbofication» è femminista?
Il termine «bimbo» è in realtà piuttosto controverso, dal momento che – in una prima fase – è stato usato in senso dispregiativo per definire le donne come stupide e superficiali. In questo senso, la «bimbofication» è l’ennesima declinazione di oggettivazione femminile: la donna-Barbie stupida ma super sexy e ipersessualizzata, che soddisfa il maschio anche solo alla vista. Ma già dagli Anni Ottanta – soprattutto negli Usa – c’è una lettura meno rigida che vede la contrapposizione tra «bimbo» e «girlboss»: se quest’ultima promuove il carrierismo, la cultura dell’avidità e i tailleur (abito che nasce come maschile), le «bimbo» non solo rifiutano il lavoro ma addirittura sono felici di mostrarsi superficiali.
Resta tuttavia un feticismo la cui genesi è di natura maschile che si traduce in una richiesta verso la (propria, ma non necessariamente) donna. Che ancora una volta viene considerata un oggetto: basti pensare alle pubblicità, o alla sessualizzazione delle bambine che sempre più precocemente e sempre più spesso vengono truccate e vestite come donne adulte.