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 2026  aprile 02 Giovedì calendario

Assedio a Gravina, verso le dimissioni

Il terzo Mondiale senza l’Italia non ha aperto la crisi del calcio, l’ha semplicemente resa irreversibile. Siamo dentro uno stato di smarrimento diffuso in cui niente potrà essere come prima. Il pensiero di Andrea Abodi non lascia spazio alle interpretazioni: «È evidente a tutti che sia necessaria una rifondazione e che il processo debba partire da un rinnovamento dei vertici della Federcalcio».
L’obiettivo del ministro dello Sport ha un nome e un cognome: Gabriele Gravina. Le sue parole sono figlie di una strategia concordata con Giorgia Meloni, la presidente del Consiglio, che pretende un rinnovamento. «Il governo in questi anni ha dimostrato concretamente l’impegno a favore del movimento sportivo italiano. Ritengo scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione ai Mondiali, accusando le istituzioni di una presunta inadempienza e sminuendo l’importanza e il livello professionistico di altri sport. A partire dal 2014 ci sono stati sussulti di dignità: Abete e Tavecchio si erano dimessi. Serve responsabilità, umiltà e rispetto. Mi dispiace pensare che ci sia un’intera generazione di bambini e ragazzi che non abbia ancora provato l’emozione di veder giocare la Nazionale in un Mondiale di calcio. L’Italia deve tornare a essere Italia anche nel calcio. Oggi non può essere un giorno normale. E non si può giocare allo scaricabarile», l’attacco duro di Abodi.
Gravina è sul banco degli imputati, il primo ad andare a processo: la premier ha ricevuto anche un’interrogazione sottoscritta da una quarantina di senatori bipartisan con la richiesta delle dimissioni del numero uno del calcio. Le dichiarazioni di martedì sera di Gravina non sono piaciute, forse anche male interpretate, ma hanno aumentato il disagio e il divario con il Paese. Qualcosa però da quel momento è cambiato. Al fischio finale il presidente sembrava intenzionato a difendere sé stesso e la sua poltrona, come aveva fatto dopo la debacle contro la Macedonia del Nord quattro anni fa. Il viaggio di ritorno sul charter e una notte trascorsa senza dormire e a riflettere lo sta spingendo a prendere una decisione diversa. Gravina ha convocato per oggi alle 14.30 i presidenti delle componenti, che poco più di un anno fa lo hanno rieletto con una maggioranza bulgara del 98,7 per cento. L’obiettivo è confrontarsi, parlare e ascoltare. In queste ore ha ricevuto attestati di stima insospettabili e il Coni, attraverso il presidente Buonfiglio, ha fatto sapere che la Figc non sarà commissariata. Ma il numero uno di Via Allegri è lo stesso determinato a fare un passo indietro. Prima di annunciare la sua decisione, vuole però capire chi, tra i suoi compagni d’avventura, sarebbe pronto a seguirlo ancora. La maggioranza, dopo i rigori in Bosnia, non è più così compatta, anche se sufficiente per andare avanti con il sostegno garantito dei Dilettanti di Abete, degli allenatori di Ulivieri e dei calciatori di Calcagno, vicepresidente vicario. La Lega di A non chiederà a Gravina di dimettersi, ma se lo aspetta e si aspetta anche un ruolo più centrale nel futuro. Sulla stessa posizione la serie B. Sarà un momento cruciale. Gravina è intenzionato a farsi da parte, ma non vuole passare per l’unico colpevole di questo fallimento, anche perché non lo è. Il sistema andrebbe riformato, ma la riforma trova sempre degli ostacoli difficili da abbattere.
Da oggi si guarderà avanti. Nel momento in cui il presidente rassegnerà le dimissioni, si andrà al voto entro 90 giorni, attraverso l’assemblea elettiva, probabilmente ai primi di luglio. E si è già scatenato il toto nome. La Lega di A potrebbe sostenere Giovanni Malagò, che ha guidato il Coni con piglio deciso e risultati eccellenti, ma è inviso alla politica. Le componenti cercheranno, magari d’intesa con lo stesso Gravina, di trovare una soluzione condivisa e i nomi oscillano tra Giancarlo Abete, che era presidente a Natal nel 2014 il giorno dell’ultima partita della Nazionale a un Mondiale e il più giovane Matteo Marani, che sta svolgendo un lavoro molto apprezzato alla Lega Pro. I due potrebbero unire gli sforzi e proporre un ticket. I calciatori valuteranno la candidatura di Demetrio Albertini, a suo tempo sconfitto da Tavecchio ed ex presidente del Settore tecnico.
Emergeranno altri nomi: da Pancalli, a Lotti sino a Gandini. Ma prima Gravina deve uscire di scena. Il problema per lui non è tanto il consenso all’interno del mondo federale quanto le critiche, sempre più aspre e feroci, che arrivano dalla politica e dagli stessi tifosi. Un gruppetto di contestatori ieri si è presentato in via Allegri per manifestare con striscioni e lancio di uova. Come ha postato Russel Crowe: un’alba buia per l’Italia.