La Lettura, 29 marzo 2026
L’America strappa le storie. In 4 anni 22.810 divieti
L’ultima battaglia in ordine di tempo è quella che ancora si deve combattere: terreno di scontro, il disegno di legge numero 7661. Presentato alla Camera degli Stati Uniti un mese fa, il 24 febbraio, dalla rappresentante dell’Illinois Mary E. Miller con altri 17 deputati repubblicani, deve essere discusso dal Congresso prima di poter diventare legge. Finora, i provvedimenti in materia erano stati tutti a livello locale (voluti da singoli Stati o distretti scolastici): se passerà, l’hr 7661 – noto anche come Stop the Sexualization of Children Act – sarà la prima norma federale ad avere un effetto sulle restrizioni dei libri in tutto il territorio degli Stati Uniti. Un passo in avanti in una guerra che, nel Paese, si combatte da anni. Nelle biblioteche delle prigioni, in quelle di istituzioni pubbliche come l’Accademia Navale (381 titoli banditi tra cui, per dire, l’autobiografia di Maya Angelou) ma, soprattutto, nelle scuole: è qui, più che altrove, che i libri considerati inadatti, troppo espliciti o addirittura pericolosi per bambini e ragazzi vengono vietati.
Dal luglio 2021 le messe al bando sono state 22.810 distribuite in 45 Stati e 451 distretti scolastici: a tenere i conti è Pen America, rete no profit nata nel 1992 che si batte per la libertà di espressione. L’ultimo rapporto disponibile riguarda l’anno scolastico 2024-2025: Pen ha registrato 6.870 istanze di messa al bando distribuite in 23 Stati e 87 distretti. I titoli proibiti sono stati 3.752: in molti casi, infatti, lo stesso libro viene bandito in più Stati con provvedimenti copia-incolla che usano come base liste di titoli «inappropriati» che girano online, presentate come guide per genitori con figli in homeschooling. In testa, con 23 provvedimenti di censura, c’è un classico del 1962: Arancia meccanica di Anthony Burgess. L’autore che ha collezionato più bandi – 206 – è stato Stephen King. Lo Stato che ne ha emessi di più per il 2024-25 è la Florida con 2.304 decreti seguita da Texas (1.781) e Tennessee (1.622).
Un bollettino di guerra testimone di quella che Pen America chiama la «normalizzazione» dei bandi di libri. Dal 2021, denuncia l’organizzazione, in nome di una presunta difesa degli studenti e dei diritti genitoriali, è in corso una progressiva campagna – cavalcata dai repubblicani e resa ancora più forte da Donald Trump al secondo mandato – che lede il diritto dei ragazzi al libero accesso alla lettura negli spazi pubblici, senza limiti imposti «dalle preferenze di singoli genitori». Il fronte opposto si incarna in organizzazioni che fanno appello al «diritto fondamentale dei genitori di guidare l’educazione dei propri figli». Prima fra tutte c’è Moms for Liberty, nata nel 2021 e vicina al Partito repubblicano, che rimanda al mittente le accuse di censura: «Mettere al bando – ha detto Tina Descovitch a “Usa Today” in rappresentanza del collettivo conservatore – è quando un governo limita o vieta che i libri vengano pubblicati o venduti. Contribuire a creare una biblioteca scolastica pubblica con libri di alta qualità e adatti all’età degli alunni, che favoriscano l’apprendimento e lo sviluppo, è ciò che gli adulti responsabili fanno per i bambini». Formule vaghe, risponde chi è contrario, che nascondono la volontà di silenziare alcuni argomenti considerati tabù (su tutti, il sesso, l’identità di genere e i temi Lgbtq+ ma anche la violenza, il razzismo e il passato schiavista con cui parte del Paese fatica a fare i conti).
Sotto attacco – denunciano gruppi indipendenti come Authors Against Book Bans o istituzioni come l’American Library Association – è il diritto che hanno tutti, a cominciare dai ragazzi nell’età della formazione, di venire a contatto con storie che affrontino il più ampio raggio di argomenti e di punti di vista diversi. Proibire i libri, in aggiunta, potrebbe avere effetti anche sul calo del tasso di alfabetizzazione e sulle abilità di lettura: «Limitare l’accesso ai libri riduce la curiosità e la spinta a leggere – ha scritto Danielle Dennis, preside dell’University of Rhode Island – e ridurre il volume di lettura ostacola l’apprendimento».
Nella lista dei libri proibiti c’è di tutto, anche classici conclamati e vincitori di premi internazionali. In cima, nella classifica globale 2021-25, sta un autore bestseller per ragazzi, John Green, con Cercando Alaska (147 provvedimenti) messo all’indice per via di una scena esplicita di sesso e del linguaggio considerato troppo crudo. Nella Top 50 figurano L’occhio più azzurro della Nobel Toni Morrison (116 bandi per scene di violenza, incesto e pedofilia) in lista anche con Amatissima, con cui vinse il Pulitzer nell’88 (77 bandi), Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini (115), Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood (106), Il colore viola di Alice Walker (62), Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut (59). Fuori dai primi cinquanta, provvedimenti di messa al bando hanno raggiunto titoli come il Diario di Anne Frank o – un altro Pulitzer – il fumetto Maus di Art Spiegelman, bandito nel Tennessee per via dell’immagine della madre dell’autore, ritratta nuda nella vasca dopo essersi suicidata. La lista è lunga e si aggiorna di continuo con nuovi casi: a settembre 2025, per dire, il distretto scolastico di New Braunfels, in Texas, ha censito 1.500 titoli considerati «indecenti» o «nocivi», restringendo l’accesso a classici tra cui Don Chisciotte e Orgoglio e pregiudizio e negando agli studenti delle medie la lettura di Romeo e Giulietta, Otello e Amleto.
L’idea di vietare i libri non è nuova negli Usa: da sempre si registrano casi di cronaca come quello del 1987 in cui il consiglio scolastico di Anchorage, Alaska, mise all’indice il dizionario (era l’American Heritage Dictionary, bandito per alcune «discutibili» espressioni gergali). O, andando indietro, quello del 1961 quando l’intera saga di Tarzan di Edgar Rice Burroughs fu ritirata dagli scaffali della biblioteca pubblica di Tarzana (sic), in California, perché le autorità locali la ritenevano inadatta ai giovani. Il motivo? Non c’erano prove che Tarzan e Jane si fossero sposati prima di iniziare a convivere tra le cime degli alberi (Ralph Rothmund, custode dell’eredità di Burroughs, replicò sostenendo che la coppia si era sposata nella giungla, con il padre di Jane che officiava la cerimonia: «Potrebbe non essere stato un ministro regolarmente ordinato – disse Rothmund – ma a quei tempi nella giungla le cose erano primitive»). Casi isolati a fronte di quello che – sostiene Pen America – è, oggi, un fenomeno mai esploso in queste forme: «Mai prima d’ora nel corso della vita media di un americano così tanti libri erano stati sistematicamente rimossi dalle biblioteche scolastiche in tutto il Paese».
A ottobre, dal 4 al 10, è in calendario la Banned Books Week, l’annuale settimana dei libri banditi promossa da una rete di associazioni di settore. Ora, nel mirino c’è l’hr 7661: al centro delle polemiche, la proposta di togliere i fondi federali alle biblioteche scolastiche che tengano sugli scaffali «materiale a orientamento sessuale, scene di nudo, adulti che si spogliano, balli osceni o lascivi». Un linguaggio volutamente vago, accusano i detrattori, che in realtà ha come target d’elezione le istanze Lgbtq+. «Usare la leva finanziaria per fare pressione sulle scuole affinché rimuovano i libri non è una politica educativa. È un’intrusione federale nelle decisioni locali e una sfida diretta alla libertà di leggere», ha denunciato Every Library, rete che sostiene le biblioteche pubbliche e scolastiche nella lotta ai bandi. Intanto, il campo di azione si allarga, toccando il Canada e il Regno Unito.