Avvenire, 1 aprile 2026
Gli enormi costi nascosti della pirateria audiovisiva
La pirateria nel settore audiovisivo non solo porta danni economici e culturali, ma mette a rischio anche la sicurezza informatica degli utenti. In un triennio è cresciuto del 14,5% l’impatto economico relativo delle minacce cyber legate alla fruizione di contenuti illegali in rete, con un danno economico pro capite medio di 1.204 euro. E si stima che entro il 2030 la pirateria porterà a una perdita di oltre 34mila posti di lavoro. Sono i dati che emergono dalla ricerca “Il prezzo nascosto della pirateria” realizzata dall’Istituto per la Competitività I-Com e presentato alla Camera dei Deputati.
«È un fenomeno allarmante, le piattaforme illegali sono uno dei principali veicoli di diffusione di malware, phishing e sottrazione dei dati personali poi rivenduti sul dark web – ha spiegato Stefano da Empoli, presidente di I-Com –. È quindi fondamentale aumentare la consapevolezza sui pericoli della pirateria in particolare tra i giovani, i più penalizzati dalla perdita di posti di lavoro». «Il prezzo di un prodotto illegale siamo noi – ha sottolineato Ivano Gabrielli, direttore del servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni –. Pensiamo di accedere a dei contenuti, ma chi sta dall’altra parte cerca solo di capire come entrare nella nostra identità digitale. Bisogna stare alla larga dalla pirateria, c’è chi ingegnerizza le tecniche per renderci vittime di reati informatici».
Secondo la ricerca, gli utenti dei servizi pirata vittime di furti di dati personali e truffe digitali subiscono una perdita che supera i 1.500 euro nella fascia di età compresa tra i 45 e i 64 anni. Il danno economico complessivo è inoltre passato da 1,24 miliardi di euro nel 2022 a 1,32 miliardi nel 2023, fino a superare 1,42 miliardi di euro nel 2024, con un incremento del 14,5% nell’arco di tre anni. I dati elaborati da I-Com – insieme alle evidenze dei principali studi sul tema, come la ricerca Fapav/Ipsos che ha calcolato che la pirateria interessa il 40% della popolazione adulta italiana – stimano che entro il 2030 la pirateria potrebbe costare all’Italia oltre 34mila posti di lavoro nell’industria creativa, di cui circa 27mila concentrati nella produzione cinematografica, televisiva e audiovisiva. Secondo l’analisi, infine, nel solo 2025 la pirateria sarebbe costata 3.400 posti di lavoro in questo comparto industriale, con un trend in crescita del +47% rispetto all’anno precedente.