ilmessaggero.it, 1 aprile 2026
Naufragio a Lampedusa: 19 migranti morti per ipotermia
Una nuova tragedia del mare squarcia il silenzio di Lampedusa, trasformando il molo Favarolo nel teatro di un orrore che non accenna a volersi placare. Un intervento di soccorso della Guardia Costiera, iniziato nel cuore della notte in acque internazionali, si è concluso con un bilancio drammatico: 19 cadaveri recuperati, tra cui diverse donne, tutti vittime di un viaggio della speranza terminato nel gelo e nelle esalazioni tossiche.
Tutto ha inizio intorno alle ore 3:00 di notte, a circa 85 miglia dalla costa siciliana, in piena area SAR libica. La motovedetta della Guardia Costiera intercetta un barcone in difficoltà che trasportava complessivamente 77 persone. Già al momento dell’aggancio, la situazione appare disperata: a bordo vengono rinvenuti i primi corpi senza vita.
Il trasferimento verso Lampedusa si trasforma in una corsa contro il tempo durata dieci ore. Durante la navigazione verso il porto, flagellata da pioggia battente, vento forte e temperature che sull’isola non superano i 10 gradi, altri migranti perdono la vita. La causa del decesso per la quasi totalità del gruppo è l’ipotermia fulminante, aggravata dalle condizioni meteorologiche proibitive che hanno trasformato il ponte della motovedetta in una gelida corsia d’emergenza.
Inizialmente il conteggio parlava di 18 morti, ma una volta giunti a terra il bilancio è salito ufficialmente a 19 vittime. I corpi, dopo le prime ispezioni medico-legali sul molo, sono stati trasferiti nella camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana. Tra i 58 sopravvissuti, la situazione clinica è diversificata: mentre gli adulti, ovvero sette persone, sono stati ricoverati d’urgenza al Poliambulatorio perché, oltre allo stato di ipotermia grave, molti presentano i segni di una pesante intossicazione da fumi di idrocarburi, causata dal mix letale di acqua di mare e carburante che ristagna sul fondo dei barconi; i minori, due piccoli bambini di cui uno di circa un anno, sono solo infreddoliti e sotto osservazione, ma non in pericolo di vita.
Il resto del gruppo è stato trasferito nella struttura di contrada Imbriacola, che fino a poche ore prima ospitava soltanto 11 persone, a testimonianza di una fase di relativo stallo negli sbarchi interrotta bruscamente da questo evento.
Il sindaco di Lampedusa e Linosa, Filippo Mannino, visibilmente scosso dopo essersi recato al molo e al Poliambulatorio, ha descritto l’atmosfera che si respira sull’isola:
«Scene di pietà. Spero che un giorno tutto questo finirà, un conto è vedere questo strazio e un altro è raccontarlo. Il mare è in tempesta, si pensi che il traghetto di linea non è dato in partenza nei prossimi giorni. Non arriverà prima di sabato».
Le condizioni del mare sono talmente proibitive da aver bloccato i collegamenti ordinari, rendendo ancora più eroico e complesso il lavoro dei soccorritori che hanno operato in un contesto di isolamento climatico quasi totale.
Una partenza con il sole, un arrivo nell’inferno
Dalle prime testimonianze raccolte dai sopravvissuti, pare che il gruppo sia salpato dalle coste libiche due giorni fa, approfittando di una breve finestra di bel tempo. Tuttavia, la rapidità con cui il fronte freddo ha colpito il Canale di Sicilia ha sorpreso l’imbarcazione, lasciando i migranti esposti per ore al vento e all’acqua gelida senza alcuna protezione, trasformando un viaggio di 48 ore in una trappola mortale.