repubblica.it, 1 aprile 2026
Incentivi alle imprese, il governo ripristina i fondi tolti.
Frattura ricomposta. Il governo fa retromarcia sugli incentivi di Transizione 5.0. Niente più taglio. Anzi, restituito l’intero fondo da 1,3 miliardi stanziato in legge di bilancio. Ai quali si aggiungono 200 milioni. È il viceministro dell’Economia Maurizio Leo a dare l’annuncio al tavolo convocato al Mimit, il ministero delle Imprese, con undici associazioni. Assente, seppur annunciato, il ministro Giancarlo Giorgetti.
Reagisce subito il presidente di Confindustria Emanuele Orsini: «Non si arriverà al 100% dei fondi, ma così ci avviciniamo. Grazie. Accogliamo la proposta in modo positivo». Il riferimento è alla cifra “prenotata” dalle imprese a novembre di 1,65 miliardi con gli investimenti in efficienza energetica. Non tutto rientrerà, ma per ora è abbastanza per scongelare i rapporti diventati molto tesi dopo il decreto fiscale di venerdì che riduceva i fondi a 537 milioni.
In questo modo, prosegue Leo, «il totale del piano di Transizione 5.0 dovrebbe attestarsi a 15 miliardi. E si allarga anche la platea degli investimenti incentivati». Infine un annuncio: «A breve arriverà il decreto attuativo interministeriale dell’iper ammortamento».
Il taglio nel decreto fiscale
La tensione nasce venerdì, con il decreto fiscale approvato dal governo. Il testo riduce drasticamente la copertura per le imprese che avevano già presentato le comunicazioni di investimento: il credito d’imposta viene limitato al 35% delle somme richieste, con uno stanziamento complessivo di 537 milioni. Una stretta pesante, soprattutto perché interviene a posteriori su investimenti già avviati o programmati.
Gli “esodati” di Transizione 5.0
Nel mirino finiscono soprattutto le aziende che si erano mosse tra il 7 e il 27 novembre, quando i fondi risultavano esauriti ma il governo aveva comunque invitato a presentare le domande. È lì che si concentra il nodo: circa 1,65 miliardi di investimenti “prenotati” dalle imprese, rimasti senza copertura piena. Da qui la definizione, circolata anche tra le associazioni, degli “esodati” di Transizione 5.0.
Le critiche di Confindustria
La reazione è immediata e dura. Il vicepresidente di Confindustria Marco Nocivelli parla di un «taglio del 65%» e denuncia il rischio di compromettere il legittimo affidamento delle imprese. Anche le territoriali, da Torino ad altre aree industriali, segnalano effetti pesanti sui bilanci aziendali e sugli investimenti già messi in cantiere, chiedendo una correzione in sede parlamentare.
La linea di Giorgetti
Dal lato del governo, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti difende la scelta richiamando il contesto internazionale: uno «shock» esterno che impone di rivedere le priorità e «capire chi aiutare e chi incentivare». Una posizione che però non spegne lo scontro con le imprese e apre un fronte politico nel pieno della conversione del decreto.
Il dietrofront e il tavolo al Mimit
Il confronto si sposta quindi al tavolo convocato al Mimit, dove arriva la correzione annunciata da Leo. Il ripristino delle risorse – con il ritorno al miliardo e 300 milioni della manovra più 200 milioni aggiuntivi – serve a ricucire lo strappo e a riportare il confronto su un terreno negoziale. Non tutto il fabbisogno sarà coperto, ma la mossa consente di riavvicinare governo e imprese dopo giorni di scontro frontale.