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 2026  aprile 01 Mercoledì calendario

Brescia, è nullatenente ma controlla 295 società estere

Nullatenente sì, ma titolare di 295 società di diritto estero, tutte con sede allo stesso indirizzo: un palazzo nei pressi della stazione ferroviaria di Brescia. Come tutto ciò sia stato possibile è circostanza che gli uomini della Guardia di Finanza bresciana stanno cercando di appurare.
Per ora la Gdf ha chiesto che quelle 295 posizioni fiscali siano chiuse e che le corrispondenti società siano cancellate dalla banca dati che consente di effettuare operazioni commerciali all’interno dell’Unione Europea. L’obiettivo immediato è quello di evitare che quelle posizioni intestate alla stessa donna – una cittadina cinese del tutto sconosciuta al Fisco italiano – possano essere utilizzate per l’emissione di fatture false per milioni di euro, con grave danno non solo per l’Erario, ma anche per la concorrenza.
Stando alla ricostruzione degli inquirenti quella montagna di partite Iva riferite a quell’unica signora servivano per alimentare una massiccia frode fiscale basata sul classico schema carosello della fattura per operazioni inesistenti. In particolare sarebbero quindici le società cartiere deputate alla loro emissione, altrettanti i conti correnti sui quali venivano pagate e dai quali le somme versate finivano direttamente in Cina.
Secondo le Fiamme Gialle, il denaro da retrocedere (decurtato della commissione per il servizio) ai clienti che le pagavano e le utilizzavano per simulare costi mai sostenuti e abbattere così l’imponibile fiscale, invece veniva raccolto da una rete di attività e negozi riferibili alla comunità cinese. Stando alle stime della Guardia di Finanza la frode avrebbe dato vita ad un volume d’affari di 41 milioni di euro.
La GdF bresciana, in particolare la compagnia di Rovato, ha chiesto anche la cessazione di altre 51 partite Iva coinvolte in un altro collaudato meccanismo di frode, nel quale, la emissione di fatture per operazioni inesistenti, in questo caso si parla di circa 250 milioni di euro, sarebbe servita non solo per abbattere le tasse, ma anche per coprire fenomeni di interposizione di manodopera.
La chiusura della partiva Iva – spiegano al comando provinciale della Gdf di Brescia – è uno strumento particolarmente efficace in quanto impedisce la compensazione di debiti reali con l’Erario con crediti fittizi, impediscono la proliferazione di fatture false e bloccano anche fenomeni di accumulo di debiti tributari.