repubblica.it, 1 aprile 2026
False residenze per i voti, arrestato un sindaco nel Messinese
È stata una segnalazione su anomalie alle elezioni comunali dell’8 e 9 giugno 2024 a fare scattare l’indagine sfociata negli arresti domiciliari per Bruno Miliadò, sindaco di Forza d’Agrò, Comune del Messinese, per un consigliere comunale, un agente e un ausiliario del traffico della polizia municipale locale e nel divieto di dimora nei confronti di un altro consigliere comunale per associazione per delinquere finalizzata alla falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
Dalle indagini, coordinate dalla procura di Messina, sono emerse 96 richieste di trasferimento di residenza, ritenute anomale tra la fine del 2023 e aprile 2024. Quel Comune conta appena 835 residenti e la normativa prevede che, per ottenere il diritto al voto, è necessario che l’iscrizione nelle liste elettorali sia avvenuta almeno 45 giorni prima delle votazioni. Un quadro che si è completato con l’attività ispettiva disposta dal prefetto di Messina al quale erano giunte denunce di irregolarità.
Le indagini, condotte dai carabinieri della Stazione di Forza d’Agrò e del Nucleo operativo della Compagnia di Taormina, hanno ricostruito la vicenda anche attraverso intercettazioni telefoniche. Al sindaco viene contestato di aver promosso un’associazione nella quale sono coinvolte altre 67 persone che, per ottenere il diritto di voto, si erano trasferite in edifici inesistenti, disabitati e in disuso, addirittura camere di alberghi riconducibili, rispettivamente, al sindaco e a uno del consiglieri comunali indagati e perfino in un immobile risultato sede di uno stabilimento balneare della frazione Fondaco Parrino di Forza d’Agrò: ad attestare la loro residenza pensavano il vigile urbano e l’ausiliario del traffico, in qualità di accertatori anagrafici.
Su 96 richieste di residenza analizzate durante le indagini, 59 sono risultate false, un numero in grado di modificare il risultato delle elezioni amministrative che Miliadò vinse con uno scarto di 30 voti. Sarebbe stato il sindaco stesso, in corsa per un secondo mandato consecutivo, ad assumere il controllo dei procedimenti di verifica delle residenze: le richieste di trasferimento nel Comune non venivano più trasmesse dall’ufficio anagrafe alla polizia municipale, ma – secondo gli investigatori – gestite dallo stesso Miliadò, che le assegnava ai pubblici ufficiali che avrebbero poi dovuto istruirle in maniera “addomesticata”.
Nell’aprile 2024, proprio a ridosso della data delle elezioni comunali, l’ausiliario del traffico era stato nominato accertatore anagrafico, risultando poi l’esecutore della maggior parte dei controlli da cui era scaturito un cambio di residenza.