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 2026  aprile 01 Mercoledì calendario

Premio Strega, la dozzina finalista

I giochi sono meno prevedibili del previsto nella dozzina dello Strega ottuagenario ma vigoroso, a quanto pare, nello spiazzare le aspettative. Tra i dodici candidati selezionati dal comitato direttivo del Premio, annunciati tra le colonne giganti del tempio di Adriano a Roma, oggi sede di rappresentanza della Camera di Commercio, c’è naturalmente Michele Mari, che ha la fortuna e l’onere di essere considerato favorito al podio con I convitati di pietra, romanzo filosofico intriso di umorismo nero (Einaudi). E ci sono altri nomi che avranno il compito di provare a rendere la gara meno scontata: Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori), Matteo Nucci con Platone (Feltrinelli), Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani). Targato Struzzo anche Alcide Pierantozzi, in gara con Lo sbilico (Einaudi), un libro che potrebbe sparigliare gli equilibri della cinquina. Sorprendenti alcune eliminazioni: quella di Francesco Pecoraro con La fine del mondo (Ponte alle Grazie, presentato da Gianluigi Simonetti), quella di Leonardo Colombati con Non vi sarà più notte (Mondadori, proposto da Alessandro Piperno) e quella di Edith Bruck con L’amica tedesca (La nave di Teseo, proposta da Aldo Cazzullo). Esclusa anche L’immensa distrazione di Marcello Fois, cosa inattesa. Qualche mugugno ci sarà. Su Colombati inizialmente puntava Mondadori, almeno prima che Ciabatti scendesse nell’arena cambiando le carte in tavola, forte della presentazione di Roberto Saviano e di un clima favorevole per lei dentro la Fondazione.
Gli altri nomi scelti tra le 79 proposte sono: Marco Vichi con Occhi di bambina (Guanda, gruppo Gems); Christian Raimo con L’invenzione del colore e Mauro Covacich con Lina e il sasso, entrambi pubblicati da La nave di Teseo; Nadeesha Uyangoda con Acqua sporca, che rimpolpa il drappello einaudiano; Maria Attanasio con La Rosa inversa (Sellerio). Come sta accadendo da qualche edizione a questa parte, è più robusta la presenza della piccola editoria indipendente. Tra i finalisti ci sono Ermanno Cavazzoni con Storia di un’amicizia (Quodlibet), un libro lunatico e svitato che intreccia le avventure di Celati e dell’autore, ed Elena Rui con Vedove di Camus (L’orma), che racconta il grande scrittore attraverso le donne della sua vita.
Da questo momento in poi i motori si riscaldano per la cinquina che si terrà al teatro romano di Benevento il 3 giugno. Entreranno sia Mari che Pierantozzi? La doppia corsa di due libri forti potrebbe indebolirne la prestazione, soprattutto nella fase del rush per la finale, che quest’anno sarà ospitata al Campidoglio l’8 luglio. I due romanzi sono diversi. Mari mette in scena una macabra e divertita scommessa sulla morte da parte di compagni di scuola, mentre Pierantozzi scrive un memoir toccante e crudo che racconta il disagio mentale.
È una dozzina variegata nella quale si fatica a rintracciare un filo rosso: Nucci è in gara con un romanzo su Platone, che racconta la filosofia, l’eros, i dolori di uno dei più grandi filosofi di tutti i tempi; Pitzorno celebra una donna visionaria che si guadagna da vivere offrendo vaticini; Ciabatti narra di un superboss mafioso ma alla sua maniera, entrando dentro il plot e scombinandolo. Poi ci sono bambine magiche (Covacich), padri da riscoprire (Raimo), temi come radici e identità (Uyangoda).
Melania Mazzucco, alla guida del comitato direttivo che ha selezionato le opere, spiega che “l’elemento più rilevante quest’anno è il ritorno al romanzo”, mentre si assiste a una “parallela contrazione delle storie autobiografiche”. Fornisce anche qualche dato: tra le 79 proposte c’erano 46 autori e 33 autrici ed erano rappresentate 44 piccole case editrici. La media d’età di autori e autrici però è alta: “prevalgono i nati negli anni Cinquanta e Sessanta”.
La cinquina farà capire il tono della partita. Il rischio è che le sorprese siano esaurite qui e che Mari giochi una partita senza vero combattimento. L’adrenalina fa parte della festa e speriamo che alla fine si simuli almeno quel famoso duello che tanto piaceva a Maria Bellonci, la fondatrice di questa macchina di letteratura e promesse. La sfida di luglio sarà tra Mari e Ciabatti? O tra Mari e Nucci? O tra Mari e Pitzorno? Einaudi ha vinto l’ultima volta nel 2024 con Donatella Di Pietrantonio, mentre Feltrinelli ha conquistato il podio lo scorso anno con Andrea Bajani. Chi ha più fame è Mondadori, che non vince dal 2012, l’anno dell’affermazione di Alessandro Piperno. Rizzoli quest’anno salta il giro. Speriamo in un’edizione divertente per quanto istituzionale. La noia fa male allo Strega.
I 12 libri finalisti
1) Maria Attanasio, La Rosa Inversa (Sellerio), proposto da Ottavia Piccolo
2) Ermanno Cavazzoni, Storia di un’amicizia (Quodlibet), proposto da Massimo Raffaeli
3) Teresa Ciabatti, Donnaregina (Mondadori), proposto da Roberto Saviano
4) Mauro Covacich, Lina e il sasso (La nave di Teseo), proposto da Edoardo Nesi
5) Michele Mari, I convitati di pietra (Einaudi), proposto da Vittorio Lingiardi
6) Matteo Nucci, Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), proposto da Giancarlo De Cataldo
7) Alcide Pierantozzi, Lo sbilico (Einaudi), proposto da Donatella Di Pietrantonio
8) Bianca Pitzorno, La sonnambula (Bompiani), proposto da Roberta Mazzanti
9) Christian Raimo, L’invenzione del colore (La nave di Teseo), proposto da Luciana Castellina
10) Elena Rui, Vedove di Camus (L’orma), proposto da Lisa Ginzburg
11) Nadeesha Uyangoda, Acqua sporca (Einaudi), proposto da Gaia Manzini
12) Marco Vichi, Occhi di bambina (Guanda), proposto da Laura Bosio