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 2026  aprile 01 Mercoledì calendario

Al via il censimento in India

Com’è possibile censire un miliardo e mezzo di persone? Ci vuole un esercito di tre milioni e 300 mila insegnanti statali nei gilet blu, cartellini al collo e con una nuova app nello smartphone, che per un anno dovranno percorrere tutta l’India e dimostrare se gli indiani sono davvero più numerosi dei cinesi. Inizia il 1° aprile, dopo 15 anni, il censimento della nazione più popolosa al mondo, che si stima abbia sforato oltre il miliardo e mezzo di abitanti.
Questa è solo la fase 1 del 16° censimento indiano: il conteggio delle abitazioni, stato per stato. La fase 2, quella del conteggio vero e proprio delle persone, partirà nelle regioni himalayane dal 1° ottobre 2026, prima che la neve renda inaccessibili i villaggi. Per il resto del Paese, la mezzanotte del 1° marzo 2027 sarà il punto di partenza tecnico poiché a quell’ora verrà scattata la fotografia demografica ufficiale dell’India. Poi i rilevatori avranno un mese per completare il porta a porta. I dati preliminari dovrebbero arrivare tra fine 2027 e inizio 2028.
Per l’esercito di funzionari-insegnanti c’è voluto un centro di addestramento con duemila master trainer, che hanno istruito 45 mila formatori sul campo che a loro volta inquadrano l’esercito di 3 milioni e 300 mila censitori che dovranno preparare materiale in 22 lingue e centinaia di dialetti. Il censimento precedente svelò una Babele di 19 mila e 500 “madrelingue” dichiarate dai cittadini.
I funzionari, come durante le elezioni, dovranno affrontare il clima rovente dei deserti, le nevi dell’Himalaya, il caldo soffocante dei tropici, con app che funzionano anche offline e fuori campo, sincronizzando i dati al rientro. Dovranno partire anche con una settimana in anticipo, in auto, poi in elicottero dell’aviazione militare, a piedi per otto ore di foreste fitte, ponti sui precipizi, tra branchi di elefanti selvaggi per raggiungere i villaggi remoti dell’Arunachal Pradesh, oppure attraversare la foresta di Gir, nel Gujarat, per verificare il domicilio di un sacerdote indù che vive tra i leoni. In alcune isole Nicobar ci si arriva dopo 24 ore di nave, poi motoscafo, con una barchetta, poi in canoa, infine guadando con l’acqua alla vita.
Il censimento era previsto per il 2021. Colpa del Covid, ha detto il governo Modi. Ma anche di calcoli politici, polemiche sulle caste, tensioni elettorali. Il risultato è un vuoto demografico di 15 anni nel cuore dell’ormai quarta economia mondiale per Pil. I sussidi statali ora si calcolano sui dati del 2011, quando gli indiani erano “solo” un miliardo e 121 milioni. Da allora è cambiato tutto: i pagamenti digitali sono ovunque, le città sono esplose, le migrazioni interne hanno ridisegnato l’India. Il ritardo ha creato un buco nero di informazioni vitali per le politiche sanitarie, i piani urbanistici, i finanziamenti alle scuole, le proiezioni economiche.
Dati obsoleti che possono sfasare il calcolo dell’inflazione, incidere sui tassi di interesse e rallentare la crescita economica. I nuovi dati aiuteranno a capire molto meglio anche il mercato, molto utile anche a chi esporta qui le merci. C’è poi la questione esplosiva ed irrisolta delle caste i cui dati nazionali risalgono al 1931, 16 anni prima dell’indipendenza. Da allora, il censimento rileva le condizioni delle caste più marginalizzate, i Dalit e di alcune comunità indigene, ma non le caste superiori né le centinaia di categorie intermedie note come Other Backward Classes, almeno la metà della popolazione. Il 30 aprile 2025, il governo ha incluso per la prima volta dall’era coloniale una rilevazione per caste nel prossimo censimento. Una svolta a cui Modi ha resistito a lungo, ma vi è stato costretto su pressione dell’opposizione guidata da Rahul Gandhi.
Le implicazioni politiche sono enormi. Il censimento del 2027 servirà come base per la redistribuzione dei seggi parlamentari alla Camera bassa, la Lok Sabha, congelata dal 1976 per effetto di un emendamento costituzionale d’emergenza. I dati delle caste, invece, ridisegneranno le quote di riserva nei lavori pubblici e nelle università: attualmente il 27 % va alle OBC, ma molti rivendicano una quota maggiore. Perché conta, questo numero? Perché l’India del 2027 non è quella del 2011: è la quarta economia mondiale che vuole sedere al tavolo dei grandi. E nessuno arriva a quel tavolo senza sapere quanti cittadini ha, quali e come sono suddivisi. Il censimento non è solo anagrafe, ma è il biglietto da visita di una superpotenza che si candida al futuro.