corriere.it, 1 aprile 2026
Il cda di Sturm Ruger blocca l’offerta della Beretta
Beretta Holding si prepara ad azioni legali contro il board di Sturm Ruger. Gli avvocati del gruppo italiano hanno scritto una dura lettera al consiglio del produttore americano di pistole e fucili. Nella missiva Beretta lamenta il rifiuto opposto dai vertici di Sturm Ruger alla sua offerta pubblica d’acquisto sul 20% del capitale al prezzo di 44,80 dollari per azione. «L’opposizione del board a che gli azionisti potessero decidere autonomamente è indifendibile – si legge – e «rende evidente che il board è più preoccupato di proteggere i suoi interessi» che del successo la società.
La «poison pill»
La proposta di Beretta era infatti subordinata a una condizione: che il board di Sturm Ruger rinunciasse al meccanismo anti-scalata frapposto alla salita nel capitale del gruppo italiano. Lo scorso ottobre, infatti, il cda dell’azienda americana ha attivato la cosiddetta «poison pill» per impedire a Beretta di assumere il controllo dell’azienda. Qualora il gruppo italiano dovesse superare la soglia del 10%, così, la società potrebbe emettere nuove azioni a favore di tutti gli altri soci con uno sconto del 50%, diluendo la partecipazione di Beretta e rendendo quindi un’eventuale scalata più onerosa. Qualche giorno fa Beretta aveva chiesto di rimuovere questo muro al board di Sturm Ruger che, però, il 28 marzo ha respinto la richiesta.
La lettera dei legali
Da qui la nuova lettera inviata il 31 marzo dai legali di Beretta Holding che, pur riservandosi di procedere per vie legali, indicano la disponibilità dei vertici del gruppo italiano a un incontro con il board di Sturm Ruger a New York, in programma il 9 aprile. «Beretta Holding è molto scettica riguardo alla sincerità dei propositi del board di avere una discussione costruttiva», scrivono gli avvocati, avvertendo però che non accetteranno «prese in giro».
I numeri di Sturm Ruger
Sturm Ruger sta attraversando un periodo di difficoltà. Da un massimo di 730 milioni raggiunto nel 2021, i ricavi sono scesi a 535 milioni nel 2024. Il titolo ha subito una simile parabola discendente: dal picco del 2021 Sturm Ruger ha perso quasi il 50% a Wall Street, scivolando a 645 milioni di capitalizzazione. La caduta di Borsa sarebbe stata anche peggiore, ricordano i legali, se non fosse stato per l’ingresso nel capitale di Beretta che ha alimentato le voci di una scalata.
L’accusa a Beretta Holding
Questa è anche l’opinione del cda di Sturm Ruger che accusa Beretta di voler salire nel capitale per prendere il controllo di una diretta concorrente senza passare da un’opa totalitaria («creeping takeover»). Una ricostruzione respinta da Beretta, secondo cui l’obiettivo primario dell’investimento della holding è invece quello di «agire come un partner costruttivo e strategico» di Sturm Ruger e «aiutarla a invertire il declino dei risultati operativi e di Borsa». Fondata nel 1526, Beretta Holding è il più antico produttore di armi al mondo ed è tuttora nelle mani della famiglia fondatrice. Sotto la guida di Pietro Gussalli Beretta, l’azienda ha aumentato il fatturato da 202 milioni a 1,67 miliardi e il margine operativo da 39 a 253 milioni.