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 2026  aprile 01 Mercoledì calendario

Sì al decreto bollette con il voto di fiducia

L’inflazione riprende a salire e con il +1,7% registrato dall’Istat in marzo su base annua si torna ai livelli di luglio 2025. A spingere il rialzo sono tutti i beni energetici, cresciuti del 4,9% rispetto al mese di febbraio, dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente. Solo il gasolio, sia per mezzi di trasporto sia per il riscaldamento, è cresciuto in un mese del 12% e del 13%, la benzina del 4,8%. E crescono i beni alimentari, in particolare i non lavorati con un rialzo del 4,4% rispetto al marzo 2025 (e dello 0,4% tra febbraio e marzo 2026). Quindi accelera il carrello della spesa con +2,2% dal 2% del mese precedente. Peggio va in Europa con l’indice dei prezzi salito a +2,5% dall’1,9% di febbraio e a +4,9% con la componente energetica (dal -3,1%). In Germania l’inflazione sale del 2,8%, in Francia è all’1,9%, in Spagna dal 2,5% al 3,3%. Le associazioni di imprese e consumatori sono in allarme per gli effetti che un prolungarsi del conflitto in Medio Oriente potrà avere sull’economia italiana. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, intervistato ieri dal direttore del Corriere Luciano Fontana agli Energy Talk di Rcs Academy, spiega che sul gas «la preoccupazione per l’Italia non è enorme per le forniture, questione per noi meno rilevante rispetto all’Asia avendo solo il 10% del gas proveniente dal Qatar, ma sul fronte del prezzo: oggi (ieri, ndr) la quotazione del gas è a 54 euro, il 70% in più di un mese fa quando fu predisposto il decreto Energia». Pichetto teme la «riduzione complessiva dell’offerta mondiale: rimane il Canale di Suez e se l’escalation arrivasse anche lì sarebbe molto seria». E conferma: «L’Italia sta cercando altre fonti di approvvigionamento di gnl: è importante programmare le prossime scorte di gas».
Ieri la Camera con 157 sì e 93 no ha approvato il decreto Energia (o Bollette), licenziato il 18 febbraio dal Consiglio dei ministri: ora va al Senato. Il governo ha posto la questione di fiducia ottenendo 203 sì, 117 i voti contrari e 3 gli astenuti. E tra i no c’è quello dei deputati di Futuro Nazionale, la formazione creata dall’ex generale Roberto Vannacci uscito dalla Lega: «Vogliamo dare un segnale politico: la fiducia data al governo non è stata ricambiata», ha spiegato il deputato Rossano Sasso.
Il decreto di 12 articoli contiene misure urgenti contro il caro energia per aiutare i redditi più bassi e le imprese, a partire dal bonus elettricità straordinario di 115 euro destinato ai detentori di bonus sociale (con Isee fino a 9.796 euro) e quello di 60 euro l’anno per due anni erogato volontariamente e direttamente dagli operatori elettrici a chi ha un Isee fino a 25 mila euro. Approvato anche il divieto di telemarketing per la vendita di contratti di elettricità o gas senza l’espresso consenso del consumatore, pena l’invalidità del contratto stipulato via telefono. Uno stop fortemente criticato dagli operatori di telecomunicazione di Asstel che parlano di normativa a sfavore di chi intende entrare nel mercato energetico: «Se le regole devono essere uguali, allora vanno applicate anche alle sollecitazioni commerciali sulla connettività da parte degli operatori dei mercati energetici», spiega l’associazione e chiede una correzione. Per le aziende viene rivisto il meccanismo del conto energia e vengono rafforzati incentivi per l’acquisto di elettricità da fonti rinnovabili a lungo termine.
C’è poi il tema degli Ets, il sistema di tassazione Ue sulle emissioni di CO2 delle industrie che l’Italia, con altri Paesi, vorrebbe modificare. Il decreto prevede che dal 2027 il rimborso di alcuni oneri sul gas naturale sia usato per la produzione di elettricità, ma su questo serve il via libera della Commissione Ue. Ieri il commissario all’Energia Dan Jorgensen, alla riunione dei ministri Ue dell’Energia, ha calcolato in 14 miliardi il costo dei combustibili fossili per l’Ue in 30 giorni di conflitto: «La crisi sarà lunga». Ha avvertito i 27 Paesi di «prepararsi tempestivamente», ricordando i 10 punti Aie per ridurre l’uso di petrolio, tra cui la riduzione della velocità in auto e l’aumento del telelavoro: «L’indipendenza energetica è la strada maestra da seguire, un imperativo strategico».