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 2026  aprile 01 Mercoledì calendario

Trump all’Europa: «Hormuz non è un problema mio»

«Non durerà ancora a lungo, li stiamo annientando, li stiamo smerdando, totale annientamento. Non dobbiamo restare là a lungo, ma abbiamo ancora del lavoro da fare a livello di ammazzare le loro armi, quel che resta della loro capacità di colpire. Lo stretto? Si riaprirà automaticamente quando ce ne andremo. A noi interessa che l’Iran non abbia l’atomica. Lo stretto, lasciamo che i Paesi che lo usano vadano a riaprirlo».
Al telefono con il New York Post ieri sera Trump ha modificato sensibilmente la posizione di poche ore prima: il lavoro sporco l’aveva lasciato fare a uno dei suoi collaboratori, che aveva fatto filtrare al Wall Street Journal (notizia che ieri ha aperto ovviamente la prima pagina del giornale) che il presidente non vede necessariamente la riapertura dello stretto di Hormuz come indispensabile per chiudere la guerra in Iran: «Ha riferito ai suoi collaboratori – scriveva il quotidiano – di essere disposto a porre fine alla campagna militare statunitense contro l’Iran anche qualora lo stretto di Hormuz dovesse rimanere in gran parte chiuso».
Il fattore tempo
Riaprire lo Stretto? Si vedrà, più avanti, era l’ipotesi di ieri mattina: accolta non benissimo dai mercati. Perché? Perché Trump si è autoimposto un limite di tempo, quattro/sei settimane, per chiudere le operazioni militari (sa che la guerra è impopolare tra gli americani, a parte il suo movimento Maga che la sostiene ma dandosi un limite di tempo, niente assegni in bianco neanche dai trumpiani più convinti). Riaprire il punto critico di Hormuz richiede più tempo, ergo Trump vorrebbe concentrare il lavoro sugli obiettivi principali: neutralizzare la marina iraniana e i suoi arsenali missilistici. Poi su Truth la stoccata agli (ex?) alleati: la Francia, rea di aver chiuso lo spazio aereo agli aerei americani diretti in Israele, è stata, tutto maiuscolo «veramente inutile», «me ne ricorderò». E poi, «a tutti quei Paesi come il Regno Unito che hanno rifiutato di partecipare alla decapitazione dell’Iran, suggerisco di comprarlo da noi, il petrolio e il gas, ne abbiamo tanto, oppure di darsi un po’ di coraggio e andare a prendersi il petrolio nello Stretto. Dovete imparare a combattere, non vi aiuteremo più, l’Iran è finito, andateci».
I prezzi salgono
Mentre la tv iraniana minaccia il settore farmaceutico e tech israeliano e occidentale, è affiorato il piano sino-pachistano messo a punto a Pechino dal ministro degli Esteri Ishaq Dar e dall’omologo cinese Wang Yi: cessazione immediata delle ostilità, con assistenza umanitaria consentita, avvio di colloqui di pace e riapertura dello Stretto. Se dovesse fallire, Washington farebbe pressione sugli alleati in Europa e nel Golfo affinché assumano la guida delle operazioni per la riapertura dello Stretto. L’unica cosa che al momento Trump esclude sono dunque i «boots on the ground», l’invasione di terra che infiniti lutti addusse all’America in Afghanistan e in Iraq ai tempi di George W. Bush.
Le reazioni? Suzanne Maloney, esperta di Iran e vicepresidente del think tank Brookings Institution, ha definito con il Wall Street Journal «incredibilmente irresponsabile» l’ipotesi della cessazione delle operazioni militari prima che lo Stretto venga riaperto.
Si tratta di un classico trumpiano: un’ipotesi sorprendente fatta filtrare sulla stampa (finanziaria, non a caso) mentre dall’altra parte la portaerei USS Tripoli e la 31ª Unità dei Marines sono in arrivo nella regione, come l’82ª Divisione dell’Air Force. Ieri hanno debuttato anche i B-52, arrivati nei cieli dell’Iran.
Il 20% del petrolio mondiale transita attraverso Hormuz, e i prezzi della benzina salgono in America per un motivo semplice, la globalizzazione. Gli Stati Uniti sono sì isolati dal rischio di carenza di petrolio (sono indipendenti sotto il profilo energetico, producono petrolio e gas naturale) al contrario di Asia o Europa, ma non sono protetti dalla volatilità dei prezzi sui mercati. I prezzi si stabilizzerebbero o diminuirebbero in modo più affidabile soltanto con la ripresa dei flussi attraverso lo Stretto.