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 2026  marzo 31 Martedì calendario

Dalton, la star creata dall’IA già in testa alle classifiche

Chi è Eddie Dalton e perché la gente parla così tanto di lui? In teoria si tratta di un cantante americano di soul-r&b, sullo stile di Sam Cooke e Otis Redding, che ha raggiunto la vetta della classifica di iTunes con il brano Another day old e che ha un altro brano nella top 10. Complessivamente, nella top 100 compaiono tre sue canzoni. Cercare qualche nota biografica su di lui è tempo perso: non c’è nulla. Perché Eddie Dalton non esiste: è un artista creato con l’Intelligenza Artificiale. Si trovano i suoi video, in cui appare più anziano o più giovane: è un artista verosimile ma non reale. Esiste solo in termini commerciali: le tre canzoni in classifica hanno venduto 13.000 copie e totalizzato 525.000 stream. Il pubblico lo ama: su Facebook ha 230.000 follower. Un caso mediatico, ma anche un serio allarme per l’industria discografica. Una totale aberrazione rispetto ai vecchi consigli che si davano in calce alle recensioni, il classico “se ti piace ascolta anche...”. Un caso che non arriva inatteso: solo qualche settimana fa, la Universal aveva denunciato la presenza sulle piattaforme di circa 130.000 brani fake, dalle caratteristiche somiglianti a quelle di star mondiali (tra i più “imitati” Queen, Harry Styles e Beyoncé) ma realizzati con l’IA. Una pratica che investe tutto il comparto dei diritti d’autore. Alcune piattaforme hanno anche lanciato artisti simili in tutto e per tutto a personaggi affermati ma totalmente inesistenti: nei “consigli di ascolto” vengono inseriti i fake che in termini di diritti non costano nulla e generano profitti. A creare Eddie Dalton è stata la Cresty Tunes, una società che ha lanciato anche altri artisti inesistenti.
Sul sito ufficiale della società si legge: «Crediamo che la tecnologia sia uno strumento per l’espansione creativa, non qualcosa da contrastare. Abbracciamo piattaforme e metodi emergenti per aiutare gli artisti a crescere più rapidamente, raggiungere un pubblico più ampio e mantenere la proprietà intellettuale. Il progresso non è il nemico, lo è la stagnazione». Amen. Come ci si può difendere da questa invasione di alieni musicali?
«Quella che sta accadendo era prevedibile – spiega a Repubblica Dargen D’Amico, che a Sanremo ha portato il brano Ai Ai dedicato proprio a questo tema- Forse ai creatori ruberà il gusto dell’immaginazione ma è un problema che non riguarda il grande pubblico, e trattandosi di industria è l’ascoltatore che deve sentirsi soddisfatto, non il creatore. Funziona così la musica pop. Personalmente preferisco le sbavature, le profanazione delle regole alla media perfetta». Ampliando lo sguardo, D’Amico riflette anche sull’uso generale di questa tecnologia: «La musica Ai mi pare comunque un problema relativo oggi che la coalizione più democratica del mondo sta già utilizzando l’intelligenza artificiale per sganciare bombe sulle scuole e sugli ospedali, oggi che nel silenzio generale stiamo già affidando alla macchina i crimini contro l’umanità». Soluzioni? «Impossibile disinnescare una tecnologia quando è già scappata di mano, soprattutto se è stata creata per non avere bisogno dell’uomo. Se perderemo solo l’immaginazione dovremo ritenerci fortunati».