la Repubblica, 31 marzo 2026
Intervista a Gigi (Luigi Esposito)
Le parodie non si cercano, le parodie ti vengono addosso e a quel punto qualcuno deve pur farle. Il Fabrizio Corona degli ultimi tempi, quello dei monologhi di Falsissimo, è un esempio totale: postura, enfasi, atteggiamento, basta caricare appena di più le singole fasi e si ride, vai a sapere se si ride soprattutto dell’originale. Non è un problema per Gigi, ovvero Luigi Esposito, 48 anni, napoletano, comico di coppia iper-collaudata con Ross, che sarebbe Rosario Morra: a contarli sono 25 anni insieme, da festeggiare partendo dal 30 marzo con il ritorno del GialappaShow – ogni lunedì alle 21.30 Tv8 e Sky. Il Fabrizio Corona esagerato di Falsissimo è il nuovo personaggio, altri ne seguiranno. Per Gigi, già calco importante a rendere Stefano De Martino – lato B rafforzato con la gommapiuma e sollevamenti continui – un attestato che mette sicurezza.
Corona e De Martino sono due bonazzi assoluti, per renderli ci vuole qualcuno all’altezza. Quanto si compiace?
«Se penso alla fatica di truccarmi fisicamente da De Martino, due busti, ripieni di ogni tipo ovunque, ben poco, mi creda. Poi, che devo fare? Ha quel fondoschiena da ballerino, è perfetto, è il nostro Jennifer Lopez: e se faccio la parodia allora bisogna evidenziarlo. E dopo Corona adesso è partita la gag: mi sto specializzando in ex fidanzati di Belen».
La battuta successiva la saltiamo. Corona era già un personaggio del suo collega Giovanni Vernia.
«Gli ho chiesto il permesso, ovviamente. E con Ross e i Gialappi abbiamo preso atto che c’è un nuovo Corona, quello delle invettive da seduto, teatrale di suo, con pause assurde e un’enfasi da non credere. Uno stile, insomma».
Ha una galleria di personaggi infinita, vuole che le chieda se De Martino si è arrabbiato?
«Non è che ci frequentiamo, anche se siamo di zona, Napoli aiuta comunque e a me lui sembra un tipo autoironico. Con Corona chissà. Le parodie tolgono e aggiungono, io non so imitare le voci, c’è tutto il resto da studiare. Finché il personaggio, se funziona, prende vita propria e nessuno si pone più il problema: un esempio magnifico è il Lapo Elkann di Ubaldo Pantani».
Ha in repertorio uno storico Tiziano Ferro: non è che si era arrabbiato lui?
«Un giorno lo incrociamo in aeroporto, i collaboratori gli dicono che c’è quello che lo imita. Lui si avvina a me e a Ross e noi lì, un po’ di timore. Poi sfodera un gran sorriso e inizia a fare i complimenti. Ma non a me, a Ross. Gli ho dovuto dire: scusa, quello della parodia sono io».
Gigi e Ross, 25 anni insieme, “Made in Sud” più una sequenza chilometrica di presenze in tv. Da dove uscite?
«Dalla tv degli anni Novanta, io soprattutto sono un nerd dei programmi di quei tempi, guardavo tutto, sapevo tutto. Fanatico dei varietà, c’erano cose magari dimenticate ma clamorose, mi ricordo un Finalmente venerdì con Johnny Dorelli, era tutto sontuoso. E poi col tempo, iniziando a lavorarci, abbiamo conosciuto i personaggi e scoperto quelli che erano davvero per bene. Uno su tutti, Fabrizio Frizzi: una volta ci tenne una notte a raccontarci e spiegarci come funzionava la tv, e come ci si poteva salvare».
In più, i Gialappi.
«Erano idoli assoluti: la prima volta che abbiamo parlato con loro ho iniziato a citare passaggi e gag che nemmeno loro ricordavano. Gherarducci mi chiese: ma tu quanti anni hai? Essere arrivati a lavorare insieme è come stare all’università».
In coppia da un quarto di secolo. Come è possibile?
«Funziona, c’è intesa, ormai è come un matrimonio».
Non è che sta facendo l’esempio sbagliato?
«“Siamo amici anche oltre il lavoro, siamo l’uno il test dell’altro: se una cosa fa ridere l’altro allora funziona e ci fidiamo. Se c’è un contrasto sappiamo ormai come superarlo».
In curriculum un passaggio da non credere: la partecipazione a “Adrian”, con Celentano.
«Ci cercò Claudia Mori. E andò davvero che mettevamo giù il telefono pensando a uno scherzo. Finché un nostro collaboratore ci disse: mi ha chiamato Claudia Mori, vi sta cercando. A quel punto era vero. Ci disse: “Adriano vi ha visti in tv l’altra sera e vi vuole nello spettacolo”».
Fu memorabile?
«Entrai in studio alle prove. C’era Adriano sul palco, sullo sgabello, la chitarra: in quel preciso momento fece partire Una carezza in un pugno. Da svenire di emozione. Direi che non mi serviva altro da conservare nella memoria».
Come si lavora al GialappaShow?
«Un gruppo di matti. Un manicomio divertentissimo, siamo sempre tutti insieme, ti giri e passano i Neri per caso, Ubaldo vestito da Lapo, Brenda che balla come la Brunetta. E chi resiste? Più i due capocomici a fustigare a fin di bene e il terzo genio, Forest. Se non ci fosse lui a far da spalla, il mio De Martino non funzionerebbe così».
Marco Santin e Giorgio Gherarducci, appunto.
«Con gli anni abbiamo imparato a non ridere quando ci devastano coi loro commenti mentre facciamo il numero: per noi è spettacolo in più, nel quale ci divertiamo noi in primo luogo».
La parodia impossibile?
«Fiorello e Biggio. Con Ross la proviamo da tempo, ma niente da fare, sono troppo smarcati, direi unici».