la Repubblica, 31 marzo 2026
Bilbao chiede Guernica, ma Madrid rifiuta il prestito
Un’icona, l’opera d’arte che più di tutte rappresenta l’orrore e l’assurdità di qualsiasi guerra. Ma Guernica di Picasso – 3,49 metri per 7,76 metri su lino e iuta, il capolavoro del Reina Sofía di Madrid – è anche un quadro fortemente politico. Che adesso finisce al centro di una contesa. Il governo basco lo reclama per nove mesi: vuole esporlo al Guggenheim di Bilbao, da ottobre 2026 a giugno 2027. Una «riparazione simbolica» in occasione del 90° anniversario del primo governo basco e del bombardamento di Guernica, Gernika in basco.
Ma Madrid dice di no. Il Reina Sofía non ha mai acconsentito a un prestito, nemmeno quando a chiederlo è stato nel 2000 il MoMA di New York. «La grande icona del nostro museo deve rimanere, senza eccezioni, al di fuori della politica di prestiti dell’istituzione», si legge in un rapporto del museo citato da El País. «Dal punto di vista tecnico si ritiene categoricamente inopportuno accogliere la richiesta». Il caso è tutt’altro che chiuso, come racconta il quotidiano spagnolo. Per i Paesi Baschi ottenere il prestito è una questione di Stato. Venerdì scorso il lehendakari, il presidente del governo autonomo basco Imanol Pradales, ha incontrato il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez a La Moncloa e ha alzato il tiro: «Mi sembrerebbe un grave errore politico chiudere la porta a questa questione».
Non è la prima volta che i nazionalisti baschi chiedono Guernica: la proposta era già stata avanzata nel 1997. Pradales stavolta insiste: «Stiamo richiedendo un trasferimento temporaneo legato agli anniversari come forma di riparazione simbolica e politica, non solo per il popolo basco, ma come messaggio al mondo».
Sánchez, vista la posizione del museo, avrebbe consigliato di presentare la richiesta al ministero della Cultura. Ma la strada è in salita. La settimana scorsa il Reina Sofía ha reso pubblico un rapporto sulle condizioni dell’opera di Picasso. Lo stato del quadro sconsiglia «categoricamente» il trasferimento a causa delle «inevitabili» vibrazioni che l’opera subirebbe durante il trasporto e che potrebbero causare «nuove crepe, sollevamenti e perdite dello strato pittorico, nonché strappi».
Trasferirlo, insomma, comporterebbe «un alto rischio per l’opera». Le autorità basche rispondono di essere pronte a creare una commissione che coordini l’operazione assumendosene integralmente il costo «con piene garanzie di sicurezza e conservazione». Come finirà?
Il quadro racconta il massacro di Guernica: il 26 aprile del 1937, gli Heinkel e gli Junkers di Hitler con il contributo dei fascisti di Mussolini, sganciarono sull’antica capitale basca fra trenta e quaranta tonnellate di bombe. Era giorno di mercato. Fu una strage di civili, rappresentata tragicamente dalla madre che nel quadro abbraccia il corpo del figlioletto senza vita. I morti furono 1.654, i feriti quasi novecento.
Picasso in quel periodo era a Parigi. Rimase sconvolto. Dipinse Guernica quello stesso anno realizzando decine di bozzetti preparatori. Il murale venne mostrato all’Expo di Parigi, spiazzando tutti e attirando moltissime critiche. Viaggiò moltissimo prima di approdare definitivamente al Reina Sofía nel 1992. Continua a essere meta di pellegrinaggi di visitatori, da 2 a 4 milioni all’anno. E continua a essere citato e riprodotto: non è un caso che nel 2025 otto artisti spagnoli lo abbiano reinterpretato chiedendo di fermare la guerra a Gaza.
Quasi novant’anni dopo, l’orrore che racconta è ancora attuale. Leggenda vuole che guardandone una riproduzione un ufficiale tedesco chiese a Picasso: «Questo l’ha fatto lei?». E lui: «No, l’avete fatto voi».