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 2026  marzo 31 Martedì calendario

Attentato a Ranucci, pista camorra

È un’auto che arriva dalla Campania e lì ritorna. Non è un dettaglio. Ed è dentro quella direzione che oggi gli investigatori cercano il senso dell’attentato. L’utilitaria nera che la notte del 16 ottobre si ferma davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, a Campo Ascolano, non è soltanto il mezzo del commando. È un’azione che parte, colpisce e rientra. Un contesto che spinge con forza verso la pista della camorra.
È questo quanto apprende Repubblica. Alle 22.17 la bomba esplode. Un chilo di esplosivo piazzato tra il cancello e l’Opel Adam del conduttore di Report distrugge le auto parcheggiate, devasta anche la Ford Ka della figlia. Una carica capace di uccidere, non un gesto dimostrativo. Un’azione preparata. È su questo che si concentra l’indagine.
I carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia con il pm Carlo Villani, stanno ancora lavorando per chiudere un puzzle complesso. Telecamere private, impianti condominiali, occhi elettronici su strade e incroci, tutto viene analizzato per ricostruire il percorso dell’auto, senza conclusioni affrettate. Ma un punto emerge, la vettura arriva dalla Campania e dopo l’attentato punta nella stessa direzione. Non è solo una pista geografica. È un elemento che rafforza l’ipotesi della criminalità organizzata campana.
La camorra resta una pista investigativa, ma sempre più concreta. Il commando, verosimilmente composto da tre persone, è ancora senza nome. Un testimone ha visto uno degli uomini: vestito di nero, incappucciato, si allontana dopo aver piazzato l’ordigno e sale sull’auto. È quella stessa utilitaria. Trovarla significa dare un volto agli esecutori.Si verificano anche eventuali sopralluoghi nei giorni precedenti, per capire se l’azione sia stata pianificata nel tempo.
Sul movente, l’attenzione si incrocia con alcune inchieste di Report. In particolare, il servizio “Battaglia Navale”, che ha fatto emergere anomalie nel cantiere Cnv di Adria, con armi non registrate legate a forniture all’estero. In quel contesto affiorano anche collegamenti societari che riportano alla Campania e, indirettamente, ad ambienti vicini alla camorra. Elementi ancora da verificare.L’inchiesta si muove qui: tra dati già acquisiti e collegamenti da consolidare. E quell’utilitaria nera che arriva dalla Campania e lì ritorna resta, per ora, la traccia più forte.