la Repubblica, 31 marzo 2026
Libano, uccisi tre caschi blu di Unifil.
Due incidenti distinti, un’unica tragica conta dei morti a fine giornata. Tre caschi blu indonesiani sono stati uccisi nel Libano meridionale nel giro di 24 ore: prime vittime del nuovo conflitto avviato da Israele. Un militare è morto nell’esplosione di un ordigno caduto all’interno della postazione dove prestava servizio con un altro commilitone, gravemente ferito, in un’area nei pressi di Marjayoun, nel settore Est, a guida spagnola della missione. Coinvolgimento, che ha spinto il premier Pedro Sánchez a protestare formalmente: «Chiedo che si chiarisca la provenienza del proiettile», ha affermato. «Una nuova linea rossa è stata superata».
Il secondo incidente mortale si è verificato qualche ora più tardi a Bani Hayyan, nel settore Ovest, a circa 45 chilometri da Shama, sede del Comando a guida italiana. Qui è stato colpito il veicolo capofila di un convoglio in movimento fra due basi, pur ben riconoscibile dai suoi colori. I feriti sono stati subito evacuati, ma per recuperare in sicurezza i due cadaveri indonesiani ci si è dovuti prima coordinare con le autorità libanesi e israeliane. Le cause – o meglio le responsabilità – dell’attacco sono ancora da chiarire. L’Unifil, la forza di interposizione dell’Onu che veglia sull’area fin dal 1978 e che dal 2000, sempre su mandato delle Nazioni Unite, cerca di mantenere il cessate il fuoco lungo la cosiddetta linea blu, i 130 chilometri di confine del piccolo Stato mediterraneo con lo Stato ebraico, non si è sbilanciata. E nel suo comunicato ha parlato, appunto, di «esplosioni d’origine sconosciuta». D’altronde, in questo momento, nel pieno del nuovo conflitto in cui le forze israeliane premono per creare una loro “zona cuscinetto” attraverso bombardamenti e operazioni di terra, operare come forza di pace in quell’area è diventato particolarmente pericoloso e complicato: coi militari costretti a operare nel mezzo degli scontri tra Hezbollah e Idf. Nei giorni scorsi è rimasto ferito anche un soldato italiano: ma certo, tre morti in 24 ore segnano un inasprimento ulteriore.
Il primo a reagire, è stato il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che ha immediatamente «condannato con fermezza» l’uccisione dei peacekeeper. Esortando «tutte le parti a rispettare il diritto internazionale e a garantire, in ogni momento, la sicurezza e l’incolumità del personale e dei beni delle Nazioni Unite». Ricordando pure che «gli attacchi contro i caschi blu costituiscono gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e potrebbero configurarsi come crimini di guerra secondo la Risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza». Evidenziando la necessità di «garantire che i responsabili ne rispondano».
Un concetto che a fine giornata ha voluto ribadire anche l’Unifil: «C’è l’urgente necessità che tutti gli attori rispettino i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale. Il costo umano di questo conflitto è già stato troppo alto. Non esiste una soluzione militare. La violenza deve finire». E se anche il governo indonesiano ha condannato gli incidenti dove hanno perso la vita suoi cittadini, chiedendo «indagini approfondite e trasparenti, l’Unione europea si è rivolta direttamente a Israele, invitandolo a «interrompere le operazioni e a rispettare il cessate il fuoco». In serata, pure il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha fatto sapere di averne parlato con l’omologa francese Catherine Vautrin: «Abbiamo condiviso la rilevanza strategica di Unifil. Colpire i contingenti delle Nazioni Unite non è tollerabile. Chi attacca i Caschi Blu non colpisce singoli contingenti: ma la comunità internazionale nel suo insieme e i principi che garantiscono la convivenza tra Stati».