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 2026  marzo 29 Domenica calendario

Così la cinese Neo vuole ridare il movimento ai tetraplegici

Se negli Stati Uniti le interfacce cervello-computer (in acronimo, Bci ovvero brain-computer interface) come Neuralink o Stentrode rimangono ancora confinate alle sperimentazioni e ai trial clinici, la Cina decide di accelerare: approvato il primo dispositivo neurale ad uso commerciale. Un importante punto di svolta nel settore, che allarga potenzialmente il bacino di pazienti che ne potrebbero beneficiarne a scopo riabilitativo.
L’interfaccia in questione si chiama Neo (acronimo per Neural Electronic Opportunity) ed è stata messa a punto dall’azienda Neuracle Medical Technology, con oltre 18 mesi di ricerca alle spalle. La sua finalità è infatti quella di ripristinare (almeno in parte) la mobilità della mano nei soggetti affetti da tetraplegia (la tipologia specifica di paralisi che coinvolge tutti e quattro gli arti), conseguente a lesioni midollari di varia altezza in corrispondenza del tratto cervicale, senza ricorrere ad interventi demolitivi di neurochirurgia. 
Il principale punto a favore di Neo, se confrontato con i concorrenti statunitensi, risiede infatti nella sua minor invasività, che avrebbe portato all’approvazione in tempi record: ha grossomodo le dimensioni di una comune moneta (con un diametro di 25 millimetri), pesa appena 38 grammi e viene impiantato ad uno strato più superficiale compreso tra il cranio e la dura madre, raccogliendo dati utili per mezzo di 8 elettrodi EEG, posizionati su un lato specifico della corteccia cerebrale, che si collegano in wireless al terminale di riferimento. 
È nello stesso collegamento wireless, poi, che il chip trova la sua fonte di energia, trasmessa attraverso un campo magnetico: addio dunque a batterie interne e fili transcutanei (utilizzati dalla stessa Neuralink), che non facevano altro che aumentare il rischio di infezioni. Tutto ciò si traduce anche in un minor rischio di complicanze chirurgiche, situazione in cui i pazienti di Neuralink, nonostante i significativi passi in avanti raggiunti, possono tutt’oggi incappare. 
Per Avinash Singh (ricercatore presso la University of Technology di Sidney), Neo è un dispositivo funzionante e sicuro, al netto di un campione di riferimento decisamente ridotto: ad oggi sarebbero infatti solo 32 i partecipanti alla sperimentazione che avrebbero beneficiato degli effetti positivi del dispositivo, riuscendo a compiere azioni ritenute impossibili fino a poco prima.
L’uso di Neo consentirebbe di recuperare i movimenti basilari della mano paralizzata, restituendo così una miglior qualità di vita al paziente. Il funzionamento alla base è molto semplice: nel momento in cui il paziente immagina di compiere un movimento con la mano controlaterale, il chip registra i segnali elettrici provenienti dai rispettivi elettrodi e li invia ad un computer per la loro decodifica: a questo punto, i segnali elaborati vengono utilizzati per controllare un guanto, che muovendo le dita paralizzate consente al paziente di compiere azioni di vita quotidiana come mangiare, bere o afferrare oggetti di vario genere.
Un accessorio che, sulla carta, mira dunque a «fare le veci» della connessione mancante (dovuta alla lesione midollare), che in una situazione fisiologica unirebbe il cervello e il secondo motoneurone, l’ultimo «messaggero» della catena deputato all’esecuzione dei movimenti della mano. 
Il chip, recentemente approvato dall’Nmpa (l’ente regolatorio cinese per il farmaco e i dispositivi medici) sarà immesso in commercio e destinato ai soggetti compresi tra i 18 e i 60 anni d’età, a patto che siano stati diagnosticati da almeno un anno e abbiano condizioni stabili da sei mesi. 
In un panorama simile, dunque, la Cina non si limita più a «guardare» da spettatrice curiosa sullo sfondo, ma assume anzi il ruolo di protagonista del futuro prossimo delle interfacce Bci, anticipando alcuni passaggi cruciali (come l’approvazione per uso commerciale su larga scala, in primis) non ancora varcati dai competitor statunitensi. 
In alcune dichiarazioni rilasciate a Reuters, gli esperti suggeriscono che le nuova tecnologie cinesi (che al loro interno annoverano anche Gestala e la sua innovativa interfaccia a ultrasuoni) arriveranno alla loro piena maturità in un periodo compreso tra i 3 e 5 anni, inserendosi a pieno titolo nell’utilizzo quotidiano da parte dei pazienti tetraplegici.
Una scelta che ha un peso diretto anche sullo sviluppo economico della nazione per gli anni a venire: il settore delle interfacce BCI è stato infatti incluso nel piano quinquennale 2026-2030 di Pechino, recentemente stilato dal governo cinese, come una delle industrie di punta del futuro.