corriere.it, 31 marzo 2026
Fertilizzanti alle stelle, rabbia degli agricoltori Usa e Ue
Tra gli effetti della guerra in Iran, ce n’è uno che sta colpendo in egual misura le due sponde dell’Atlantico. Gli agricoltori europei e quelli americani – in realtà di tutto il mondo – stanno subendo le conseguenze dell’aumento dei prezzi dei carburanti e dei fertilizzanti, le cui scorte stanno diminuendo a causa della quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran, in risposta ai bombardamenti statunitensi e israeliani.
Cina e Russia sono i principali esportatori di fertilizzanti. E il Medio Oriente è un fornitore essenziale, ricco di riserve minerarie e di gas necessari per produrrli. La conseguenza diretta dell’aumento del prezzo è un rialzo dei costi alimentari. Fertilizzanti, prezzi dell’energia e inflazione si faranno sentire, in parte si sentono già, sul carrello della spesa.
Se la popolarità della guerra all’Iran scatenata da Stati Uniti e Israele era già bassa in Europa, ora rischia di diventarlo ancora di più, ma anche di farsi sentire sulle elezioni di midterm americane, in cui l’elettorato rurale è cruciale per senatori, deputati e governatori repubblicani di molti Stati, se il conflitto si protrarrà a lungo. Non è un caso, dunque, che a inizio marzo l’amministrazione Trump abbia revocato le sanzioni sui fertilizzanti venezuelani per «attenuare l’impatto sugli agricoltori americani», come ha spiegato la portavoce della Casa Bianca Anna Kelly.
Ieri ha lanciato l’allarme anche il Fondo monetario internazionale. Se continuasse il conflitto in Medio Oriente e con esso le limitazioni all’export di petrolio, gas e fertilizzanti, «tutte le strade portano ad un aumento dei prezzi e ad un rallentamento della crescita a livello mondiale», si legge in un report pubblicato sul blog del Fondo monetario internazionale firmato tra gli altri dal capo economista Pierre-Olivier Gourinchas. Il Fmi avverte inoltre che i governi con livelli elevati di indebitamento avranno un accesso limitato alle risorse che potrebbero essere utilizzate per attenuare gli effetti della crisi.
La guerra in Medio Oriente non ha fatto altro che aggravare una situazione già critica a causa dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia: i fertilizzanti sono aumentati del 60% dal 2020 al 2025, secondo i dati forniti dal commissario Ue all’Agricoltura Christophe Hansen.
Ieri a Bruxelles si sono riuniti i ministri dell’Agricoltura dei ventisette Paesi Ue e hanno chiesto alla Commissione di intervenire «con urgenza». Ma l’Unione europea, come al solito, si muove più lentamente degli Stati Uniti per tutte le decisioni pratiche. Italia e Francia hanno chiesto la sospensione temporanea del Cbam, il meccanismo di aggiustamento del carbonio alla frontiera, per i fertilizzanti e l’ammoniaca, con effetto retroattivo al primo gennaio 2026. Un posizione sostenuta anche da altri Paesi, come la Spagna o la Lettonia. In caso di mancata sospensione del Cbam, Roma e Parigi chiedono che venga attuato un meccanismo di compensazione basato sui fondi disponibili nell’ambito dell’attuale budget Ue per andare incontro al costo di bilancio a breve termine di tale misura per gli agricoltori.
Ma per il momento il commissario Ue all’Agricoltura Hansen resta cauto: «Sospendere l’applicazione del Cbam per i fertilizzanti – qualora in futuro vi fosse una base giuridica per farlo —rischia di aggravare la dipendenza dalle importazioni. Dobbiamo quindi essere molto cauti su questo tema».
Tuttavia la Commissione, ha spiegato Hansen in conferenza stampa al termine del Consiglio Agripesca, «sta lavorando intensamente alla stesura di un piano d’azione sui fertilizzanti, previsto per la primavera, e in tale contesto ha convocato una riunione urgente di alto livello con le parti interessate il 13 aprile».
L’attenzione si concentrerà su «misure strutturali a breve e lungo termine e gli obiettivi sono garantire il sostegno alla produzione di fertilizzanti nell’Ue – ha proseguito Hansen – per ridurre la nostra dipendenza, ma anche aiutare gli agricoltori a utilizzare i fertilizzanti in modo più efficiente e a sostituire i fertilizzanti minerali con fertilizzanti di origine biologica e a basse emissioni di carbonio».
L’Italia ha anche sollecitato un’azione europea per promuovere l’uso del digestato come alternativa strategica ai fertilizzanti chimici. Il digestato è un sottoprodotto della produzione di biogas, ottenuto dalla decomposizione anaerobica di biomasse (scarti agricoli, liquami) e viene utilizzato principalmente come biofertilizzante di alta qualità. Roma ha evidenziato che la combinazione tra guerra in Ucraina, con la chiusura delle importazioni da Mosca (principale esportatore di urea, potassio e fosforo), tensioni nel Golfo Persico e blocco delle importazioni attraverso lo Stretto di Hormuz ha fatto aumentare i costi dell’urea fino a 765 euro a tonnellata a marzo 2026, con una crescita del 55% rispetto all’anno precedente. Secondo l’Italia, la forte dipendenza dell’Ue dai fertilizzanti azotati – con importazioni oltre i 4 miliardi di euro nel 2025 – espone il settore agricolo a rischi per redditività, rese e sicurezza alimentare. In questo contesto, il digestato viene indicato come soluzione immediata e sostenibile per sostituire in larga parte i fertilizzanti di sintesi, ridurre i costi per gli agricoltori e migliorare la fertilità dei suoli. Una partita che l’Italia sta giocando da tempo, nella quale forse Roma ora riuscirà a segnare qualche punto per effetto della situazione internazionale estremamente critica.