corriere.it, 31 marzo 2026
Crosetto ha negato agli Stati Uniti la base di Sigonella
L’Italia ha negato agli Stati Uniti la base di Sigonella. È accaduto qualche sera fa, ma la notizia è stata tenuta riservata. È stato il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano a chiamare il ministro della Difesa Guido Crosetto per informarlo di quanto era appena accaduto e prendere una decisione che inevitabilmente incide sui rapporti tra Italia e Stati Uniti.
«L’Italia agisce nel rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal governo alle Camere» chiarisce Palazzo Chigi con una nota. «La linea dell’esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica. Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso». L’orientamento non cambia, quindi, «nel rispetto della volontà del governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale». E sulle possibili implicazioni diplomatiche, Palazzo Chigi afferma che «non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione».
«Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti Usa. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato»: ha aggiunto Crosetto con un post sul social media X. E poi ha aggiunto: «Voglio ribadire che non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli Usa, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi».
Portolano è stato informato dallo Stato maggiore dell’Aeronautica che il piano di volo di alcuni bombardieri Usa prevedeva di atterrare a Sigonella per poi partire verso il Medio Oriente. Nessuno però aveva chiesto alcuna autorizzazione né aveva consultato i vertici militari italiani. Il piano è stato infatti comunicato mentre gli aerei erano già in volo.
Le prime verifiche hanno accertato che non si trattava di voli normali o logistici e quindi erano tipi di voli che non sono compresi nel trattato con il nostro Paese.
Era stato proprio Crosetto, in Parlamento, a dichiarare: «Ogni operazione che non rientri nei trattati e debba essere quindi autorizzata, ci impegniamo a farla passare in Parlamento». Lo stesso ministro che, in ogni occasione di rischio o attacco per i nostri soldati, ha sempre informato in tempo reale l’opposizione.
E dunque non ci sono stati dubbi rispetto a che cosa fare visto che non è stata chiesta alcuna autorizzazione. Anche perché gli aerei indicati nel
Piano di volo hanno il cosiddetto «caveat» e non possono atterrare a meno che non ci siano emergenze.
A questo punto è stato Portolano – su mandato diretto del ministro – ad informare il Comando Usa della decisione presa: quegli aerei non potevano atterrare a Sigonella perché non erano stati autorizzati e perché non c’era stata alcuna consultazione preventiva. E dunque è scattato il divieto. Mettendo in conto il rischio di una crisi diplomatica, come accadde nel 1985 quando in Italia c’era il governo Craxi e il presidente degli Stati Uniti era Ronald Reagan.
Le reazioni
La notizia del no del governo all’atterraggio di bombardieri Usa a Sigonella ha provocato immediate reazioni politiche. La decisione del ministro Crosetto «è un fatto rilevante e corretto» ma «resta un quadro estremamente opaco e preoccupante». Per questo è «necessario e urgente che il governo riferisca in Parlamento» dice Anthony Barbagallo, deputato Pd. Di «atto dovuto imposto dalla nostra Costituzione» parla invece Giuseppe Conte, leader M5S. E incalza: «Ora il governo faccia un passo in più: neghi anche il supporto logistico offerto dalle nostre basi».
Angelo Bonelli è ancora più categorico: «Prendere una posizione chiara e netta, e segnare una distanza dalle politiche di questo bullo del pianeta, come Donald Trump, pensa di governare il mondo attraverso la supremazia militare» afferma il leader di Avs a Coffee Break su La7. «Meloni ha pagato la vicinanza assurda a Trump – aggiunge Carlo Calenda- e spero» che l’esito del referendum «imprima una svolta» per la «costruzione di un’Europa sempre più forte» afferma il segretario di Azione.
«Secondo me ha fatto bene»: commenta così la decisione dell’esecutivo il presidente di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci. «Esiste un trattato con gli Stati Uniti sull’utilizzo delle basi, che stabilisce regole precise: tra queste, non è prevista la possibilità di far atterrare o far ripartire bombardieri» chiarisce Raffaele Nevi, portavoce di Forza Italia. «Quando si compiono scelte di questa portata – ha proseguito – ci si assume una responsabilità, ma si dimostra anche la capacità di mantenere una linea coerente» aggiunge. «L’Italia non è in guerra con l’Iran e non vuole entrarci ed è giusto che ogni decisione in deroga ai trattati vigenti debba essere approvata dal Parlamento» sintetizza il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi.