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 2026  marzo 31 Martedì calendario

Minori armati ma fragili dentro

Adolescenti sempre più armati, ma interiormente indifesi. Per i quali sta diventando normale tenere un coltello in tasca, insieme a chiavi di casa e portafogli, per non sembrare troppo deboli e controllare la paura di non essere realmente riconosciuti dagli adulti di riferimento e dai pari. È la drammatica fotografia restituita da un’indagine di Save the Children sulla violenza minorile in Italia, pubblicata a marzo. Riprendendo i dati del ministero dell’Interno, l’ong sottolinea come i casi di minorenni denunciati, o arrestati, per porto abusivo d’armi nell’ultimo decennio siano schizzati: da 690 nel 2014 a 1.946 nel 2024, con un aumento rilevante nel periodo post-pandemico (nel 2019 erano 778). Ragazzini fragili che vanno in giro armati, con lame, mazze, pistole, per agire in maniera brutale. Ne sono prova i fatti di cronaca, come quello di Bergamo della scorsa settimana. Save the Children evidenzia che, nello stesso arco di tempo, sono cresciute le segnalazioni anche per altri tipi di reati nei minori tra 14 e 17 anni: rapine, passate da 1.921 nel 2014 a più del doppio nel 2024 (3.968); lesioni personali, da 1.921 a 4.653; risse, da 433 a 1.021; e minacce, da 1.217 a 1.880.
Preoccupa, inoltre, l’incremento di denunce e arresti per omicidio: da 102 a 193. Con un’incidenza maggiore in Campania e Napoli che, nei primi sei mesi del 2025, conta già 27 minorenni denunciati o finiti in manette per omicidio, quasi il totale di tutto il 2024 (28). Sembra pure che ci sia un’escalation nei reati di associazione di tipo mafioso. Mentre si sono ridotti, da 406 a 109, quelli di associazione per delinquere. «Questo vuol dire – afferma Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dati dell’ong – che non c’è una vera emergenza di bande organizzate o baby gang sul territorio; i gruppi sono estemporanei, si formano attraverso le piattaforme online, come Whatsapp e Instagram, dove ci si dà appuntamento per aggredire un coetaneo, rubargli il cellulare e le scarpe, o rapinare gli anziani. Molti episodi di violenza vengono filmati e condivisi sui social per ottenere il consenso che manca nella vita reale. A Napoli i ragazzini postano i video anche per essere notati dai clan criminali degli adulti, in cui sperano di entrare. La violenza di strada – avverte Inverno – al Sud come al Nord non è appannaggio dei giovani socialmente svantaggiati, coinvolge parimenti i figli di buone famiglie».
Maria Carla Gatto, magistrata di grande esperienza, che ha guidato prima il Tribunale dei minorenni di Brescia, poi quello di Milano fino allo scorso luglio, commenta: «Il fenomeno della violenza minorile sta progressivamente peggiorando, in particolare per la crescente efferatezza delle modalità con cui si manifesta. A Milano negli ultimi quattro anni si è passati da 1 indagato per omicidio e 5 indagati per tentato omicidio a, rispettivamente, 4 e 15. Tanti di questi ragazzi non si rendono conto della gravità delle loro azioni, augurandosi perfino la morte della vittima che lotta per la vita in ospedale. Il coltello – spiega – viene portato con sé come arma di difesa, quasi rassicurante, contro una società adulta che appare minacciosa, ma in realtà esprime una profonda fragilità interiore e l’incapacità di gestire emozioni forti, come rabbia, solitudine, frustrazione. L’unico linguaggio che conoscono per sentirsi vivi e fare gruppo è la violenza».
I casi di minori e giovani adulti con procedimenti penali in corso, segnalati agli Uffici di servizio sociale per i minorenni del ministero della Giustizia, nel 2024 risultano essere 14.220, circa un terzo in meno di quelli del 2004 (23 mila). Tuttavia, dal 2021 la cifra ha ripreso a salire e per il 2025 si ipotizza un ulteriore aumento.
Nel panorama europeo l’Italia resta uno dei Paesi con i tassi più bassi di minori sospettati o autori di reato (363 ogni 100 mila abitanti nel 2023, contro i 2.238 della Germania o 1.609 della Francia), ma il mondo degli adulti è sempre chiamato a interrogarsi sulle cause di queste condotte aggressive.
«La violenza è l’altra faccia di un ragazzo che grida aiuto, senza prospettive di futuro, e nasconde spesso un fallimento educativo di famiglie e istituzioni. Save the Children – ricorda Inverno – insiste sulla necessità di investire in educazione e prevenzione: scuole aperte al pomeriggio e nei weekend, educatori nei corridoi e cortili degli istituti scolastici, oltre che nei quartieri». Gatto ritiene che «l’inasprimento delle pene non possa costituire un deterrente, per la mancanza nei ragazzi di consapevolezza delle conseguenze del proprio agire» e che «occorre, pertanto, favorire un percorso di responsabilizzazione attraverso l’alleanza tra scuola e famiglie, e strumenti come l’ammonimento dei genitori quando il figlio è coinvolto in atti violenti, come previsto dal nuovo decreto sicurezza».