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 2026  marzo 31 Martedì calendario

Zampolli, causa milionaria a Fedez

Non ci sono nessun «grave coinvolgimento» nel caso Epstein e nessuna «forma di agevolazione della prostituzione» in favore di Donald Trump, prima che il tycoon fosse eletto alla Casa Bianca, grazie alla quale avrebbe ottenuto una «posizione di privilegio e di intoccabilità»: Paolo Zampolli, amico di vecchia data del presidente degli Stati Uniti che lo ha nominato «rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali», reagisce con una querela per diffamazione aggravata nei confronti di Fedez e Mr. Marra per i contenuti di un post su Instagram e della puntata del loro «Pulp podcast» dedicata nei giorni scorsi agli «Epstein files» ed in cui hanno parlato a lungo anche di lui.
Nelle sei pagine della querela depositata ieri alla Procura di Milano con l’avvocato Maurizio Miculan, Zampolli dichiara di essere un «impegnato imprenditore in vari settori del business (dalla moda all’immobiliare)» e di avere un «rapporto pluriennale di solida e fraterna amicizia» con Donald Trump, oltre ad essere il rappresentante all’ Onu di Dominica, l’isola-stato che si trova nei Caraibi.
Questi incarichi gli consentono di frequentare «le più alte cariche politiche, governative e imprenditoriali del panorama globale», ed è per questo che si è rivolto all’avvocato Miculan dopo aver letto il post Instagram («Definito “killer” negli Epstein files, ora accusato di aver fatto deportare la ex, eppure resta intoccabile – Ma quanto potere ha Paolo Zampolli?») e visto il podcast. Per chi ricopre ruoli di rilievo, spiega, «non c’è nulla di peggio che venire accusato di un grave coinvolgimento nel caso Epstein».
Quando il New York Times aveva scritto che a giugno scorso Paolo Zampolli, per ottenere l’affidamento di suo figlio, si sarebbe rivolto ad un funzionario dell’Ice per far trasferire in un centro di detenzione dell’Ice e poi fare deportare la brasiliana Amanda Ungaro, sua ex e madre del ragazzo arrestata per frode in Florida, l’imprenditore italo-americano aveva respinto con decisione l’accusa dichiarando che «la notizia riportata dal Nyt non è accurata. Io non ho chiesto favori ma solo informazioni perché ero preoccupato per mio figlio» e che si trattava di «un attacco alla politica di Trump».
Nel podcast «mi si accosta, altresì, in maniera subdolamente insinuante al caso Epstein, alludendo al mondo della moda di cui ho fatto a lungo parte, avendo fondato, negli anni 90, una importante agenzia denominata “ID Models”», scrive l’imprenditore riportando alcuni passaggi del contenuto su YouTube. Come quello in cui Federico Leonardo Lucia, in arte Fedez, dice che Zampolli «è quello che in teoria portava, a detta di Fabrizio Corona, le signorine a Trump e ha fatto conoscere Melania a Trump» e aggiunge che «sarebbe interessante andare ad approfondire che cosa c’è all’interno degli Epstein files riguardo Zampolli». Dichiarazioni gravi, denuncia, perché «di fatto» gli si attribuirebbe «il ruolo di “magnaccia”» sulla base delle affermazioni di Corona, come se fosse possibile ritenere «fonte attendibile» un «personaggio noto e discusso proprio per numerosi casi scandalistici passati e recenti», per di più facendo allusioni all’ipotesi secondo cui i ruoli «prestigiosi» che Zampolli ha ricoperto e ricopre nascerebbero da un «rapporto inquinato» con il presidente Usa.
Sono tutte circostanze «false e gravemente diffamatorie», dichiara l’avvocato Miculan che, anche a causa della «visibilità internazionale» del suo assistito, annuncia che sarà chiesto a Fedez e a Mr. Marra, alias Davide Marra, un risarcimento «non inferiore a 5 milioni di euro».
«In merito alla querela sporta contro il nostro assistito, precisiamo che lo stesso si è limitato a esercitare il diritto di cronaca, riportando fedelmente i contenuti tratti da documenti pubblici e le dichiarazioni altrui senza alcun commento personale», replicano i legali di Fedez, gli avvocati Gabriele Minniti e Andrea Pietrolucci, secondo i quali «tale operato, improntato alla massima continenza e al rigoroso rispetto della verità dei fatti, esclude ogni ipotesi di diffamazione. Siamo certi che la correttezza della sua condotta emergerà in ogni sede».