Corriere della Sera, 31 marzo 2026
Meloni: nessun voto anticipato e si muove per il rilancio
Si procede ancora con messaggi in bottiglia: si andrà avanti fino alla fine della legislatura. Quindi 2027 (meglio se sarà ottobre, come auspica la Lega). E con la stessa squadra, se non puntellata qua e là, senza passare da un Meloni bis, che farebbe saltare l’obiettivo di centrare il record di longevità di questo esecutivo, sinonimo di stabilità. Una settimana dopo la disfatta sul referendum la premier passa la giornata a Palazzo Chigi senza comunicare. Non spiega i motivi per il quale il No ha vinto, non dice perché ha silurato in ordine Giusi Bartolozzi (capo di Gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio), Andrea Delmastro (sottosegretario alla Giustizia) e, con una certa fatica, Daniela Santanchè (ministra del Turismo). Meloni sembra prendere tempo anche sul futuro della compagine di governo. Se nominerà nuovi ministri, questi dovranno salire al Quirinale. Se all’ordine del giorno ci saranno solo cambi di sottosegretari basterà un Consiglio dei ministri. Che fino a ieri sera non risultava convocato questa settimana, quella di Pasqua e della Passione.
L’unico fatto che emerge nell’ennesimo giorno «in modalità silenziosa» è l’incontro nel pomeriggio fra la premier e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. In questa fase la preoccupazione concreta di Meloni è legata all’economia, al prezzo della benzina, alla rivolta delle imprese. Fonti di Forza Italia raccontano che durante la cena a tre con Antonio Tajani e Matteo Salvini, Meloni avrebbe avvisato gli alleati sul fatto che «al momento possiamo intervenire solo un’altra volta sulle accise, poi auguri». L’ultima misura scade il 7 aprile ed è costata alle casse dello Stato 600 milioni di euro, senza vantaggi concreti. Sul tavolo ci sono nuovi interventi: si passa dalla proroga delle accise mobili, fino a quelle settoriali per segmenti precisi accompagnati da bonus per le famiglie meno abbienti. C’è anche chi in Via XX Settembre evoca lo sforamento del Patto di stabilità in Europa pur di dare risposte concrete e veloci. Ma è uno scenario limite.
In questa fase c’è sicuramente l’intesa fra i leader della maggioranza. Sia Salvini sia Tajani parlano di massima «fiducia in Meloni», scacciando le ipotesi del voto anticipato. Un fantasma che aleggia senza convinzione. Anche perché – giova ricordarlo – i parlamentari matureranno la pensione a sei mesi dalla fine della legislatura. Non prima. Sono giorni di strategie sul futuro e di decisioni da prendere. Come conferma la presenza fissa, fin dal mattino, dell’auto del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari nel parcheggio interno di Palazzo Chigi. In questo «caos calmo» si registra la spinta della maggioranza per cambiare la legge elettorale nel nome della stabilità: oggi sarà incardinata alla Camera in Prima commissione. Dietro le quinte, a dimostrazione che la navigazione continua, c’è un certo lavorio per le nomine delle aziende di Stato (Eni, Enel, Terna, Leonardo, Poste...). Un motivo in più, per il governo, per andare avanti.