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 2026  marzo 31 Martedì calendario

Israele, pena di morte per i terroristi

Già nella notte di domenica il premier Benjamin Netanyahu aveva chiarito che una soluzione sarebbe stata trovata. Ieri la polizia israeliana e il Patriarcato hanno definito i dettagli: il cardinale Pierbattista Pizzaballa potrà celebrare le funzioni per la Pasqua nel Santo Sepolcro in un formato però «simbolico e limitato». È un passo avanti, che permette a Pizzaballa di entrare nella basilica, rispetto al blocco che gli era stato imposto da un gruppo di agenti, che lo avevano fermato in una delle vie di accesso laterali assieme a padre Francesco Ielpo, il custode di Terra Santa.
Lo stesso Netanyahu e le forze di sicurezza ricordano che le restrizioni sono state imposte perché i Pasdaran iraniani indirizzano i lanci dei missili anche contro Gerusalemme, un frammento di grandi dimensioni è caduto nei giorni scorsi vicino al Santo Sepolcro. Antonio Tajani, il ministro degli esteri italiano, ha convocato alla Farnesina l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled: «La libertà religiosa non può mai essere messa in gioco. Abbiamo condannato in maniera molto ferma quello che è accaduto al Cardinale Pizzaballa. All’ambasciatore abbiamo mostrato lo sdegno dell’Italia. Abbiamo anche chiesto di tutelare la comunità cristiana a Gerusalemme e in Cisgiordania». «In seguito allo spiacevole episodio che ha coinvolto» il cardinale Pizzaballa – comunica il Vaticano – il segretario di Stato Pietro Parolin ha incontrato ieri Yaron Sideman, ambasciatore israeliano presso la Santa Sede.
Aperto il portale del Santo Sepolcro, il governo israeliano ne sbatte un altro in faccia agli europei. Nonostante le proteste dell’Italia con la Francia, la Gran Bretagna e la Germania per cercare di fermare una nuova legge sulla pena di morte, ieri sera il parlamento ha approvato le norme: sanciscono l’applicabilità della pena capitale ai condannati per terrorismo, con una formulazione che di fatto può implicare solo i palestinesi. Il progetto legislativo è stato al centro delle campagne di Itamar Ben-Gvir, il ministro per la Sicurezza Nazionale e leader fanatico dei coloni. Sono i poliziotti sotto il suo coordinamento ad aver fermato il cardinale Pizzaballa, sono i poliziotti sotto sue indicazioni a picchiare i manifestanti ai cortei anti-governativi.
Netanyahu ha lasciato trapelare in questi mesi le notizie che stesse cercando di fermare la legge, che fosse lui «l’adulto responsabile» e dovesse tenere a bada gli estremisti. In realtà si è presentato nell’aula della Knesset per mostrare il suo sì davanti alle telecamere anche se la norma sarebbe passata anche senza il suo voto. Spera che possa funzionare con i suoi elettori adesso che il voto si avvicina. Dimostra anche la totale mancanza di preoccupazione per la posizione diplomatica degli europei.
La legge sulla pena di morte è applicabile nei territori controllati da Israele, quindi la Cisgiordania e il 53 per cento della Striscia di Gaza, da dove le truppe non si sono ritirate neppure dopo il cessate il fuoco dello scorso ottobre. Non vale per i terroristi accusati di aver partecipato ai massacri del 7 ottobre 2023 perché la coalizione di estrema destra vuole stabilire per loro un tribunale speciale.
Ben-Gvir – condannato in passato per 13 reati tra cui «supporto a un’organizzazione terroristica» ebraica – ha cercato di stappare una bottiglia di bollicine dentro al parlamento per celebrare, è stato fermato dagli uscieri e così si è fatto riprendere mentre brindava nei corridoi con i suoi deputati e quelli del Likud di Netanyahu. La pena capitale era stata abolita dall’ordinamento israeliano negli anni Cinquanta per i crimini ordinari, ma è stata applicata solo una volta, dopo la condanna a morte del gerarca Adolf Eichmann nel 1962 perché era ancora considerata valida per i nazisti e i loro collaboratori.