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 2026  marzo 31 Martedì calendario

Sánchez, il guanto di sfida a Trump

«È una guerra illegale e sconsiderata», con queste parole Pedro Sánchez rilancia l’afflato pacifista del suo governo. Madrid conferma la chiusura dello spazio aereo della Spagna a tutti i velivoli Usa impegnati nel conflitto in Iran, anche quelli di stanza in basi europee, come peraltro già annunciato dal premier socialista mercoledì scorso, quando aveva spiegato al Congresso i motivi e le misure del suo «No alla guerra». Ieri, la Casa Bianca ha risposto affermando di non aver bisogno della Spagna, né di alcun altro Paese. Lo strappo di Madrid, però, è una rottura profonda nelle relazioni transatlantiche e un ostacolo all’operazione in Iran. La «neutralità tecnica» della Spagna, unico Paese della Nato che si oppone all’aumento della spesa militare dal 2 al 5%, sfida apertamente Donald Trump e la sua minaccia di ritorsioni, andando ben oltre il rifiuto di concedere l’uso delle basi di Rota e Morón ai potenti bombardieri B-52H e B-1B Lancer: la Spagna chiude i suoi cieli e respinge «sistematica-mente» i piani di volo legati all’operazione «Epic Fury», inclusi quelli degli aerei cisterna necessari per il rifornimento in volo. Unica deroga, le situazioni d’emergenza. E ieri, commentando l’attacco mortale ai Caschi blu in Libano, Sánchez su X ha denunciato che «è stata oltrepassata una nuova linea rossa» ed è tornato a «invitare» Israele a cessare le ostilità. Il guanto di sfida a Trump è anche ideologico. Sánchez, che presiede l’Internazionale socialista, si vuole imporre come riferimento della sinistra globale di fronte all’ondata ultra-conservatrice che dilaga in Occidente e in palese opposizione alla leadership del tycoon. Il 17 e 18 aprile, di ritorno dalla sua quarta visita ufficiale in Cina, il premier spagnolo sarà l’anfitrione a Barcellona della Mobilitazione progressista mondiale, che riunirà i leader della sinistra globale tra cui il brasiliano Lula, il colombiano Petro, il portoghese Costa e il sudafricano Ramaphosa.