Corriere della Sera, 31 marzo 2026
Trump: un accordo a breve o distruggiamo i vostri impianti
«March Madness», la chiamano gli americani: il «pazzo marzo» delle finali del basket universitario che in questi giorni raggiunge il culmine. La March Madness di Trump è aperta dodici mesi all’anno, e quando il gioco si fa duro – come in Iran – al presidente piace esagerare. Sul suo social Truth è stato ieri come sempre prodigo di maiuscole minacciose: le trattative di pace procedono con «un nuovo e più ragionevole regime per porre fine alle nostre operazioni militari in Iran. Sono stati fatti grandi progressi ma, se per qualsiasi motivo non verrà raggiunto un accordo a breve, cosa che probabilmente accadrà, e se lo stretto di Hormuz non sarà immediatamente “aperto agli affari”, concluderemo il nostro adorabile “soggiorno” in Iran facendo saltare in aria e annientando completamente tutti i loro impianti di produzione elettrica, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg (e forse tutti gli impianti di desalinizzazione!), che di proposito non abbiamo ancora “toccato”».
Sempre attento alle questioni finanziarie, Trump sarebbe anche «molto interessato» dalla possibilità di chiedere ad alcuni Paesi del Medio Oriente di contribuire a sostenere i costi della guerra, secondo la portavoce Karoline Leavitt.
Poi Trump ha svestito i panni del dottor Stranamore e indossato quelli dell’imbonitore per un video promozionale, sostanzialmente una televendita dallo studio ovale, per la app ufficiale della Casa Bianca – da ieri disponibile, solo negli Usa – per seguire in tempo reale le attività presidenziali.
Mentre trafficava con il telefono però, un missile balistico lanciato dall’Iran è entrato nello spazio aereo turco e è stato abbattuto dalle difese della Nato: è la quarta volta. Giusto per coronare la fine dei colloqui di Islamabad nel fine settimana tra i massimi diplomatici di Turchia, Pakistan, Egitto e Arabia Saudita sui possibili modi per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz alla navigazione.
Il Pakistan ha comunicato all’Iran la volontà americana di negoziare, come ha riferito il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha avuto contatti telefonici con il ministro francese Jean-Noel Barrot per discutere l’escalation. La ministra della Difesa spagnola Margarita Robles ha annunciato che il suo Paese ha chiuso il proprio spazio aereo agli aerei statunitensi coinvolti nel conflitto con Teheran.
L’Iran ha negato qualsiasi ruolo nell’attacco a un impianto di produzione di energia e di desalinizzazione dell’acqua in Kuwait, attribuendo la colpa a Israele: un lavoratore – cittadino indiano— è stato ucciso e la struttura ha subito gravi danni.
Due caschi blu dell’Unifil che viaggiavano in un convoglio sono stati uccisi ieri per «un’esplosione di origine indeterminata» nel sud del Libano; altri caschi blu sono rimasti feriti.
L’altroieri, il segretario generale dell’organizzazione, António Guterres, aveva condannato l’uccisione di un membro indonesiano delle forze di mantenimento della pace nel sud del Libano (la «forza ad interim» è stata istituita nel 1978 durante la guerra civile libanese e conta 10 mila militari). Hezbollah ha lanciato cinque razzi verso Krayot, un sobborgo di Haifa: quattro intercettati, mentre un quinto è caduto in una zona disabitata.